Francesco Guccini è l’unico esempio recente che trovo di qualcosa che in qualche modo possa ricordare la Corona dei mesi di Marciani (recente per modo di dire, perché siamo nel secolo scorso, più di quarant’anni fa): dico, la Canzone dei dodici mesi contenuta in Radici, l’album del 1972: «Viene gennaio silenzioso e lieve / un fiume addormentato / fra le cui rive giace come neve / il mio corpo malato» (detto per inciso, anche il gennaio del poeta abruzzese è il mese di una malattia). E poi via via, di mese in mese, di strofa in strofa, fino a dicembre: «E mi addormento come in un letargo, / dicembre, alle tue porte, / lungo i tuoi giorni con la mente spargo / tristi semi di morte». E siccome in mezzo alla canzone c’è un esplicito riferimento a Folgóre da San Gimignano e a Cenne da la Chitarra (che sono all’origine di tutta questa storia di corone e di mesi) – «Ben venga maggio, ben venga la rosa / che è dei poeti il fiore, / mentre la canto con la mia chitarra / brindo a Cenne e a Folgóre» – possiamo assumere questo testo di Guccini come un ponte fra quei lontani poeti e Marciani.
I punti di contatto si fermano qui, ma la cosa mi sembra abbastanza suggestiva e meritava di essere sottolineata, anche perché Guccini (proprio con la sua figura e con tutta la sua opera) appare contiguo sia a quei duecenteschi (primotrecenteschi) poeti cosiddetti comico-realistici sia all’autore di quest’ultima Corona dei mesi. Contiguo a quelli perché Guccini si è sempre descritto come un giullare («ho un posto da vecchio giullare qui in via Paolo Fabbri 43»; e Cenne era addirittura un suo collega, usando lo stesso strumento di lavoro, la chitarra); e contiguo a lui, Marciani, perché Guccini è certamente il più colto dei nostri cantautori, il più metricamente attrezzato, il solo capace, della rima amare : Schopenauer (che fece di lui innamorare Umberto Eco, e fa il paio con la gozzaniana Nietche : camicie). E poeta come pochi altri colto e padrone degli strumenti del mestiere della poesia è Marcello Marciani, il quale nel momento in cui decide di comporre, oggi, una corona dei mesi riprendendo l’antica tradizione inaugurata da Folgóre e da Cenne, ci mette dentro una consapevolezza, una maestria tecnica, una profondità di materia, una visione del mondo che fanno della sua corona non un rifacimento ma qualcosa di totalmente diverso…. continua in (pdf)