LietoColle – collana Erato

Maria Filippa Zaiti torna, con accresciuta consapevolezza, a tracciare per noi, “con leggero stordimento per troppa attenzione”, l’alfabeto di una più intima meditazione. Attenta come sempre a costruire, trama su trama, l’impalcatura di un reale che da singolare e soggettivo possa esplicitarsi in una universale coerenza narrativa, l’autrice invita a compiere, passo dopo passo, un percorso che, come un cammino di perfezionamento dell’anima, la porti, insieme al lettore, a un progressivo avvicinamento alla consapevolezza della sfolgorante e periferica presenza del bene nell’umano, fino a raggiungere una rinnovata e profonda coscienza del proprio esserci.

Breviario di meditazione, zibaldone di rapide e fiammeggianti osservazioni morali, tuttavia carnali e terrestri, raccolta di lettere all’universalità del mondo, “Indirizzario Universale” si pone come autonarrazione creativa, dove quel “tu” evocato ad ogni componimento diventa cifra di sé, in una necessaria osmosi fra interno ed esterno, che utilizza la potenza evocatrice e risanatrice della parola per farsi ritorno.

Loredana Magazzeni

a chi ha ricevuto un destino
(per Milo De Angelis)

… e poi fu l’ultimo
giorno dell’anno
ma senza approntate luminarie
né arditi fuochi
qualche segno sparso, preparativi
di partenza definitivi doni
al più caro al più fragile
il saluto già era stato
lungo, premedicazione
della ferita non certo anestesia
a te fu richiesto
a nome di tutti il dolore
che solo potevi farlo salvifico
nella tua giustezza di parole
ma quante morti all’uomo
sono destinate, quante
ne può sopportare un poeta?

*

a chi fatica a staccarsi dall’ombra

con astute movenze
inganni a volte l’ombra
che avanza copiativa
sul bordo esiguo della strada

punto o parentesi diventi
a seconda del vento
o del raggio attraversato
spesso dimenticato

ma la sghemba pendenza è lì
a segnare il già fatto
senza pentimento né omissioni
senza divaricarsi
nella distanza della contemplazione

*

a chi crede di conoscere i numeri

sempre nel quanto il quale
vuoi nascondere
per sorreggere la solenne costruzione
che invano con parole hai edificato

ma solo quando immemori
i numeri giocano tra noi
dalle loro invisibili fessure
in un filo sottile scorre l’infinito