Ci Voleva la sensibilità e la visione cosmica , umana e religiosa di Papa Francesco, per riportare i riflettori ( spero non solo per qualche giorno e per l’ennesimo scoop mediatico) sul dramma sociale e umano dei Clandestini. Siamo lieti e onorati di questo gesto pieno d’Umanità di Papa Francesco, in quanto siamo stati i primi ( a livello culturale/poetico a fare un focus su questo dramma, pubblicando l’Antologia “CLANDESTINI” Edizione Lietocolle, Como, 2003 che vedeva la partecipazione di importanti poeti Italiani tra cui Merini, Loi, Kemeny, Roversi, Lamarque, Viviani, Forbice,Cucchi, De Angelis, Farabbi, Anedda e tanti altri…. I Poeti appunto che per primi sentirono l’esigenza di alzare la voce contro l’indifferenza e la discriminazione, la disumanità e il razzismo che venivano sbandierati persino da ministri e politici allora al governo. Un’Antologia nata dalla passione umanitaria e dall’indignazione, dal senso di solidarietà e umanità che i poeti per prima testimoniarono.

Ci piace sottolineare l’appello di Papa Francesco che ringraziamo e Onoriamo,

“ Niente Autorità, incontrerò i migranti”

Riportiamo alcuni passi dell’Introduzione del curatore dell’Antologia, oggi ristampata per l’ennesima volta dall’Editore Lietocolle:

” … Alfabeti di sabbia, parole di vento, bare d’acqua, pensieri di rondine si susseguono in un’atmosfera lirica e civile insieme, sino a formare un impasto linguistico di grande nutrimento per l’anima.

Questo libro è un’ennesima dimostrazione che se anche il mondo troppo spesso dorme o è distratto e chi dovrebbe sentire e vedere, non sente e non vede, la voce e lo sguardo, l’anima dei poeti, vigila sulle cose del mondo e c’indica la via.

Questi versi hanno il pregio di approdare alle nostre spiagge interiori come zattere d’inchiostro che ci portano la memoria dell’invisibile come mappe del desiderio di cui l’uomo si circonda per sopravvivere alla propria disperazione.

Da sempre le parole hanno cercato di descrivere il mondo, ora per una volta il mondo, con la sua ansia di futuro ha dato respiro alle parole…” Donato Di Poce

CLANDESTINI

Il mare è troppo largo

per i nostri desideri.

Un improbabile vento ci ha portati

a queste spiagge…Purtroppo il vento

è senza memoria

e le voci sono un’altra frontiera.

Le onde ci portano e ci portano via

i piedi sono incerti

dove incomincia la terra. Abbiamo solo

gli occhi e non possono dire di più

se non incontreremo altre occasioni

disponibili a quel calmo silenzio

dove incominceranno parole

che non potremo rifiutare,

almeno per una volta decise

non solo dalla fortuna.

Piero Marelli

*E sono in fondo al mare, in fondo al mare,

E sono in fondo al mare, in fondo al mare,

a questo bel mare per turisti sono

donne e bambini costretti ad emigrare

che han trovato la fine un venerdì pasquale

grazie alla nostra gloriosa Marina

mandata lì a sorvegliare ed arrestare

il misero sogno di qualche bambina,

di qualche ragazzo, d’un padre manovale:

mangiare, lavorare, un po’ giocare

in un altro paese sullo stesso mare,

con quel tono struggente che ha la lingua

che fu di Dante, in una bocca che chiede

in italiano con accento albanese

qualcosa che non si può rifiutare,

e non solo per ragione morale o di diritto

o d’amore che si deve a chi sta male,

ma perché sta scadendo la cambiale

dei popoli che non hanno neanche il pane

e traversano oceani, terre, ogni mare,

venendo qui dove noi consumiamo

l’ottanta per cento di quel venti umano

che noi siamo, mentre all’ottanta per cento

dei viventi, non resta che quel venti

per cento di risorse, e guerra, e morte…

Gianni D’Elia

Coloro che arrivano qui

Coloro che arrivano qui

sulle nostre sponde

già tormentate dal freddo

già malate e già sole

non sanno che in noi

le finestre di grande speranza

sono ormai chiuse.

Alda Merini

Inedita, Milano, 25 Febbraio, 2003.

Difficile tema, quello della clandestinità. Arduo da trattare non certo per carenza di dati; semmai per il rischio, assai alto, di scivolare sugli opposti versanti dell’intolleranza discriminatoria o del “buonismo” demagogico.

Onore al merito, quindi, a “Lietocollelibri” che, dopo l’Antologia poetica contro la pena di morte, ancora una volta raccoglie la sfida delle tematiche scomode con questa raccolta di versi incentrata sul “fenomeno clandestini”.

Onore al merito anche a Donato Di Poce che si rende audace, quasi imprudente esecutore di un’impresa che corre sul filo del rasoio dimostrando – ma questo non ci sorprende più – l’esperta capacità di scelta, tra le innumerevoli opere presentate dagli Autori, del critico fermo e severo, del fine scopritore di nuove voci, del poeta collaudato e consumato, insomma, che usa le sue oramai note risorse letterarie e umane per inanellare le liriche di questa Antologia in un insieme tanto organico quanto suggestivo.

E onore al merito alla Poesia in sé, che qui vince su tutto e su tutti, rivelandosi ancora una volta sensibile messaggera di Verità, portabandiera appassionata e mai violenta della “giusta causa”.

Interessante constatare, inoltre, come il tema stesso della “diversità” abbia voluto in questa Antologia esibirsi al lettore, per una sorta di fortuita ed imprevedibile alchimia, proprio attraverso la somma degli Autori i quali edificano, separati e insieme, una visione complessiva del “caso clandestini” di straordinaria varietà. Sbilancerebbe dunque l’armonia dell’insieme esaminare una ad una queste opere, commentare lo stile letterario di ciascun poeta, frugare nelle pieghe dei versi per esprimere una qualsivoglia valutazione critica. Non è dunque in gioco, qui, il talento del singolo, che già si rende implicito nella indubbia, alta qualità che caratterizza l’aggregato antologico: è di rigore, piuttosto, compiere una sorta di “sacrificio” dell’individualità a favore del lavoro collettivo, malgrado si tratti davvero di una difficile rinuncia non raccogliere in un recipiente privilegiato le tante gocce di talento naturale o già “educato” che stillano dall’estro di questi affermati o meno noti Autori.

Si parla delle molteplici interpretazioni del tema “clandestini” e non deve andarne perduta la fisionomia più suggestiva. Tra i poeti, infatti, qualcuno osserva dall’esterno la massa migrante, spettatore partecipe ma discosto. Altri si fanno clandestini in prima persona indossandone, a pelle, i panni emozionali. Altri ancora si tramutano nel mare buio che li porta, nella strada urbana che li guida verso un ignoto, mancato “dove” o sino a sostare agli incroci obbligati della prostituzione. Qualcuno si rende, per i sens papier, soffio di speranza; molti ne accompagnano l’esilio assumendo la trasparente forma della nostalgia che li perseguita. Tutti uniti, questi poeti dello sradicamento, dal denominatore comune di una civile indignazione che non può esprimersi con garbo professionale: non può perché sgorga prepotente, da sé, in versi pervasi dal bisogno manifesto di solidarizzare e dalla consapevolezza velata (ma neppure troppo) d’essere, gli Autori stessi, frammenti di una colpa collettiva.

Ed ecco che l’Italia d’oggi, l’Italia giovane nel cuore, attraverso quest’Antologia di ottimi, onesti e affascinanti versi sulla clandestinità, torna a saldarsi alla sofferta tradizione dei nonni emigranti, ne riprende e ne rivaluta il ricordo affievolito facendo così ammenda, se mai è possibile, all’arroganza di chi, tra i padri immemori, nega al clandestino – ora e qui – ciò che già gli fu negato un tempo, altrove, in un drammatico e rimosso déja vu.

Anna Antolisei