PROFILO DI ALFONSO GATTO

di Salvatore La Moglie

Ha lasciato scritto Giorgio Caproni che il poeta è come un minatore, un minatore particolare che scava nei recessi più profondi e impenetrabili dell’anima e, dopo aver tanto sondato e scavato, ritorna alla superficie con alcune splendenti pietre preziose. Definizione davvero calzante, questa, che fa pensare subito a minatori sommi come Dante e Petrarca, grandi come Leopardi e Montale e certamente non meno grandi come Alfonso Gatto la cui opera è davvero una preziosa miniera purtroppo ancora poco conosciuta dal grande pubblico e dai giovani che frequentano le scuole. Ed è, questa, un’amara verità: Gatto non è sempre riportato nelle antologie scolastiche e quando lo è non viene sottoposto all’attenzione dei discenti, ai quali vengono fatti studiare gli autori più canonici del Novecento come Montale, Ungaretti, Saba e Quasimodo. Nel ricordare e rendere omaggio alla figura di Gatto a cento anni dalla sua nascita vogliamo esprimere l’augurio e anche la speranza che finalmente questo grande poeta, un po’ dimenticato, possa avere quel pubblico vasto di lettori e conoscitori che certamente merita e che certamente lui vorrebbe meno distratti da tanto “effimero” e più consapevoli della “realtà della poesia”, più consapevoli insomma – come si legge in Parole a un pubblico immaginario – che «la poesia è una realtà che accusa il lettore e lo pone di fronte alla sua distrazione». Leggi qui tutto il contributo.

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