LClaudia RuggeriA CULTURA DI CLAUDIA RUGGERI

Viaggio fra le pieghe della sua umanità

di Oreste Bellini  

Parlare e scrivere di Claudia Ruggeri è un’impresa affascinante, tenera, esaltante sconcertante. L’ho incontrata grazie alle sue opere e a ciò che è stato scritto su di lei. Attraverso il segno che sopperisce alle deficienze della memoria ho potuto così interagire con lei.

Una calda empatia colora gli istanti in cui mi lascio avvolgere dalle sue parole, dalle sue frasi: la mia dimensione emozionale si libra tra risonanti contrasti, è scossa da spinte di curiosità, sedotta dalle considerazioni critiche, affascinata dal linguaggio e dal ritmo. E così nascono pensieri che si alternano a sensazioni di meraviglia di fronte alla caleidoscopica forma che la cultura, il fare cultura di Claudia evocano; e io mi  lascio guidare, portare tra le pieghe del senso, tra la sospensione della ragione… Ho trovato nella poesia e negli scritti di Claudia la dimensione ora caotica e ora lineare dello svolgersi del sentire, del pensare e dell’agire, la incomprensibilità e la razionalità, la idealizzazione e il non senso, la banalità e l’esaltante colpo di genio che insieme concorrono a identificare quella dimensioni della vita, che chiamiamo umanità, forse la più misteriosa e onnipresente, fonte per ciascuno di noi di momenti di gioia, di vaste aree di dolore, di entusiasmante poesia e di deprimenti atti di  meschinità. La cultura di Claudia, la vera Cultura,  è libertà dalla paura con momenti di asfissiante angoscia, di chiusura in un mondo popolato da contenuti  spesso senza nomi e pertanto incomunicabili, o da rappresentazioni che risultano misteriose e confusive per chi si trova a condividerle. L’uso della conoscenza della letteratura, del teatro, della poesia ha spinto Claudia verso una dimensione di gioco, di creatività, in cui ha trovato strumenti sottili e profondi con cui esplorare le pieghe più nascoste e misteriose della  sua e nella nostra umanità. Ossessivamente attenta al particolare, esplora  le forme comunicative di oggi e di ieri, alla ricerca di un passaggio, di un ponte di significato e di un linguaggio che crei una unicità di sentire e di condivisione, ahimè, nella intuitiva e dolorosa consapevolezza che molto probabilmente alcuni si sarebbero arrestati alla più immediata analisi dei contenuti e altri avrebbero ricercato una probabile soddisfazione attraverso il riconoscere uno stile, un indirizzo culturale, un riferimento letterario e storico, una  definizione, infine, rassicurante e comunicabile. Claudia ha vissuto questo movimentato “magma di umanità”, che ci caratterizza ed è proprio di una fase particolare della vita, per tutta la sua breve esistenza; lo ha espresso e fissato negli appunti, nelle pagine della sua ricerca, nel gioco di linguaggi e di concetti contrastanti. La sua vita relazionale doveva apparire ora mutevole, ora distante e poco entusiasmante, ora incomprensibile e frustrante per chi la frequentava.

Ciò ha potuto essere scambiato per un tormentato stato di solitudine di difficile comprensione. In realtà la sua quotidianità si dispiegava spesso in uno stato di isolamento ma non di solitudine. Ce lo spiega Claudia: il suo lavoro di ricerca, l’espressione poetica, letteraria, artistica  della sua vitale creatività sono il viatico, l’enzima, la magia per attraversare le infinite frontiere con cui ogni essere umano quotidianamente si cimenta nel vivere a contatto con l’altro da sé. L’abolizione delle frontiere, la comunicazione libera da sovrastrutture, la realizzazione di una corrispondenza di sentire e di un’accettazione totale e condivisa dell’altro, sono la dimensione reale e  purtroppo non ancora completamente realizzata di quella valenza meravigliosa, nel senso che desta meraviglia, che chiamiamo amore. Claudia ha avuto la fortuna di comprenderlo e  di viverlo. E’ questo il senso vero e profondo  della cultura, o almeno dovrebbe esserlo. Claudia lo aveva incontrato, questo senso, lo aveva intuito e lo aveva fatto crescere dentro e  attraverso di sé, facendo sempre in modo di trasmetterlo a tutti noi con i suoi scritti, le sue opere, il suo agire. Ma spesso noi trascorriamo l’esistenza ancora alla ricerca di certezze, di sicurezze, guardando spesso in luoghi, in relazioni e in dimensioni della odierna  cultura troppo lontani dalla esaltante vera essenza dell’umanità. Claudia ha vissuto pienamente questa dimensione  con l’incomprensibile ma inevitabile flusso di ciò che lei chiamava amore. E questo le è stato possibile perché si è sentita insieme agli altri.