Specie casta del geoide.

Giallognolo verdastro

e lunghe piogge, chissà perché

non ti avevo riconosciuto prima, sasso

roccia

raggiera d’angoli cristalli odiati a scuola.

 

Mi sei apparso nell’ombra del bosco, dall’umidità

affioravi come una schiena d’animale morto.

Ti eri frantumato senza sangue

o linfa senza dolore

né morte o vita.

Inerzia

peso: l’opposto del divino.

Ti ho accarezzato per la prima volta

sede dei torrenti d’estate asciutti e vani.

 

Ti accarezzavo. Le acque non ti avevano ancora levigato

e mi parevi buono benché sappia della tua insensibilità.

Da te ha proceduto la vita

e fai le due dimore degli uomini. Mi sostenti

hai sprizzato la scintilla.

 

Anche il fuoco non t’intacca

ma il vento

ma l’acqua ti rodono, la vegetazione ti ricopre

come una tomba. Sosti

in silenzio. Di te

so che sei l’impalcatura del mondo.

So che sei la memoria del mondo, graffita.


Pier Luigi Bacchini

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