Era l’estate e il sole alto nel cielo splendeva

immobile inesorabile, la luce il calore ardente

greve

e il treno nella pianura correva sconfinata,

desolata deserta, correva veloce folle…

C’è una componente sacrale in questo metodo ma è un «sacro» nutrito della filosofia di Novalis de Gli inni alla notte e dalla tradizione platonica degli inni e dell’innodia che attraversa in diagonale la poesia europea del Novecento. Lo sguardo nostalgico-restaurativo dell’«io» ben si attaglia alla gestione stilistica della processualità innico-melodica. Il mondo è immagine, l’«io» è immagine, immagine che si può liberamente spostare e fluttuare e duplicare nella processualità del tempo e dello spazio; il tempo e lo spazio sono immagini del mondo, e lo sguardo retrogrediente di Arrigo Colombo ben si annuncia con un mixtum stilistico di elegia e di innodia. Il segreto è nella immagine e nello sguardo restaurativo della immagine. La poesia di Colombo riposa nello sguardo che guarda la propria immagine del mondo, di un mondo privato di «mondità». È compito del lettore proseguire l’immagine nell’atto della lettura, e quest’ultima ha il suo presupposto nell’atto della visione. Direi che si tratta vistosamente di una procedura platonica dato che per questa poesia è prioritario l’atto della visione della immagine. La poesia si costruisce dunque come descrizione e raffigurazione della visione, dove il momento dell’estasi precede appena d’un soffio il momento del ritorno dal «mondo» che opera il «passeggero» al termine del suo viaggio; la visione è, insieme, retrospezione e prospezione, osservazione del dettaglio e visione dell’insieme, afflato ed efflato, visione panoramica. È questo il momento della massima sintesi e nitore del libro dove la visione panoramica. attinge esiti significativi di resa poetica

Una procedura rigidamente sottoposta alla legislazione ottica. Un metodo che consente lo scorrimento e la fluttuazione (con riprese e anamnesi,, ritorni e sovrapposizioni di immagini) delle immagini date per «variazioni» di una singola immagine.

Le relazioni temporali si organizzano intorno allo «sguardo», che costituisce il principale punto di riferimento, il semaforo relazionale della poesia che non può che finire con l’elogio dell’ombra. Da «L’ombra»:

Ora che l’ombra scende lenta immobile

e le cose lente si spengono franano esauste

l’ombra che l’occhio il cuore teme ogni volta

quasi fosse la prima volta spaurito

il cuore che ama la luce il cielo grande immenso

cielo puro limpido che lo estasia sole…

Giorgio Linguaglossa