(…) Vive – a nord, quarantotto ore da Città del Messico –una razza di autentici indiani rossi, i Tarahumara. Quarantamila uomini in uno stato simile a quello che precedette il diluvio. Essi rappresentano una sfida a quel mondo dove non si parla tanto di progresso per la semplice ragione che si dispera di poter progredire.
Questa razza, che dovrebbe essere fisicamente degenerata, resiste da quattrocento anni a tutto ciò che è venuto ad attaccarla: la civilizzazione, il meticciamento, la guerra, l’inverno, gli animali, le tempeste e la foresta.
Essa vive nuda, d’inverno, tra le montagne ostruite dalla neve, in spregio a tutte le teorie mediche. Il comunismo si manifesta in essa attraverso un sentimento di solidarietà spontanea. È così incredibile che ciò scompaia, che gli indiani Tarahumara vivono come se fossero già morti.
Non vedono la realtà e consultano le forze magiche a causa del disprezzo che nutrono nei confronti della civilizzazione. Si recano spesso nelle città, spinti da non so quale voglia di muoversi e vedere – dicono – “come sono gli uomini che hanno sbagliato”. Si recano con donne e bambini tramite impossibili tragitti che nessun animale oserebbe tentare (…).

foto: Mitchell Kanashkevich-Tribal portrait 1

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