Ma se il mio fiacco corpo che scorre via
come acqua – e dura più d’uno più forte –
già s’accosta al varco della morte
e male su male alla tomba mi avvia,

perché mi oppongo al vento che tempesta
la sabbia dei miei giorni, inarrestabile?
Non è meglio svegliare l’anima se mai il turbine
nel sonno insieme al corpo la disperda?

Che il corpo dorma, mia anima, tu vigila
vigila in guardia dai terrori, attenta
che addormentata il Ladro non ti sorprenda:

l’attimo del suo arrivo, anima, è incerto:
ma a noi basta che questo autore di vita
nasconda il tempo, e non il suo progetto.

foto: Jan Massys-Susanna e i vecchioni

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