Prendo tra le mani questo piccolo spicchio dell’opera di Maria Luisa Spaziani, perché, nella sua essenzialità, raccoglie il carattere di una delle personalità più energiche e intelligenti del Novecento.
Un segno classico che s’illumina in intuizioni originali, ironiche, con velocità di sintesi e colte, elaborate, citazioni.

Da La morale facile, estraggo un cuore:

Il Colosseo è soltanto lo specchio
di ogni volto umano che ha vissuto.
E ora è anche il mio: quante rughe
-presto macerie – brillano nel sole.

anche da Scaglie:

Ah, la gioia si sfalda, anche la vita,
in coriandoli neri. Non più luci
né profumi né abbracci ma un pulviscolo,
scaglie di pelle morta.

Le raccolgo con rete fittissima
come si pesca il plancton….

Il titolo spalanca una pianura senza alberi, senza ombre, seminata solo da calchi leggeri, migrazioni di nuvole. Freddissima. E’ l’età in cui le raffiche si fanno più feroci, i nervi più sensibili.
Eppure Maria Luisa Spaziani, fin negli ultimi mesi della sua lunghissima vita, irraggiava una salda, razionale, vivace, calibratura di energia e raffinata cultura. Mai cedimento né caduta. Sempre vitalità intellettuale precisa e tesa, espressa con voce porosa.
Queste pagine vengono al lettore senza minimo sentimentalismo. La penna riga il foglio geometricamente. Spazia in vastità e memoria.
Mi fa piacere incontrarle di nuovo e consigliarne la lettura.
E’ un dovere e una gioia dissotterrare un piccolo libro nato dieci anni fa, mettendolo ancora alla luce e proiettandone la qualità.
Maria Luisa Spaziani è stata una delle persone che ha attraversato la mia vita in occhielli importanti. Maestosa, perfino imperiale. Concentrata e sapientemente leggera.

anna maria farabbi

fonte: Trasmissioni dal faro n. 67 / cartesensibili.wordpress.com

Da La tundra dell’età, Maria Luisa Spaziani

I

Il tulipano nero e il giglio in lotta
lungo l’argine, in bilico. Scenario
delle mie notti, spazio del riposo
devastato da incubi e amarezze.

L’aria mi manca ormai da due mesi, plana
la tundra dell’età. Sfiorisce l’erba
e a poco a poco anche la quercia soffre
nelle antiche radici. Le credevo
baluardo contro il nulla.

Mi aspettavo battaglie, corpo-a-corpo
contro forme visibili. Difficile
rassegnarsi all’insolito. Non lotte,
ma viscidi fantasmi fatti d’aria,
di ossigeno negato.

II

Tu, nuovo amico, prendimi per mano,
tu che sai tante cose. Mi hai guardata
negli occhi. erano specchi in cui leggevi
tutte le verità della mia vita.

A mia volta guardavo in quegli specchi
con nuova intelligenza. Sì, i segnali
della gioia svettavano per strada,
e tutti li ho vissuti, una leggenda.

Ma vuole la natura, l’usuraia,
che tutto si ripaghi. Di ogni cellula
variopinta, nel nucleo si cela
solo ibernato il tulipano nero.

**

La tundra dell'et

 

 

 

 

 

 

Maria Luisa Spaziani, La tundra dell’età- Lietocolle, 2005

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