Recensione di Alessandra Peluso

Un mondo sommerso da un’inverosimile profondità umana sfiora sublimi e alteri voli dell’anima per poi subissarsi nel male inaccettabile della cattiveria.
Superficialità e profondità, dolore, voglia spasmodica di cambiare, risorgere a nuova vita, danzare un ballo leggiadro volteggiando tra “sospiri d’ambra e crisalidi d’aria o vento di violini” e questo il desiderio di Dario Talarico in “La farfalla di piombo”.
Giovanissimo poeta che intona versi taglienti, acuti con melodie sorprendenti. Si legge: “E stanca l’anima mi sgocciola via / in questo lager d’omertà dei neuroni / mentre con grandi boccate di tedio e frustrazione / raschiandomi a sangue membrane e polmoni / irrompono nubi artificiali d’opaco candore”. (p. 33).
Si ingoiano bocconi di una vita spesso amara, spesso vita che concede creative litanie e sogni proibiti. Talarico ha una sconvolgente passione esplosiva come un mare in tempesta, una natura manifesta che trattiene una ribellione funesta, modulando rabbia e dolcezza come il ticchettio delle lancette di un orologio.
“La farfalla di piombo” è un libro poetico e prosaico ricco di sensibilità solitarie, faziosità mentali che cedono il posto al suono dei versi, dando vita a meravigliose descrizioni esistenziali, intimistiche: “A pochi passi dal mio cervello / s’ode lo sciaguattìo della rugiada / scivolare cieca sulla schiena / marezzata di gigli diafani e trifogli / verdeggianti. – Poi, quella buca / incendiata dal sole come fosse / lo scheletro di un beduino che muore”. (p. 48).
Si percepiscono filosofie zen e visioni spirituali che ingaggiano il linguaggio di un grande artista quale Franco Battiato. La profondità di un animo incontra parole eteree che dipingono estatiche tele variopinte. “Come vorrei essere un passero / che conosce leggerezza innata / e aria suadente nel vento vibrare; / per miglia librarmi e volare volare / volare. E poi volteggiare ancora, / su boschi, frutteti e grondaie, / giorno e notte senza mai sostare, su quelle nobili teste”. (p. 105). Talarico come un passero solitario saltella, svolazza cercando l’amore, la bellezza, i profumi; ma chissà perché si ritrova come lo Zarthustra: solo a ricercare la verità, probabilmente la sua verità.
Tra Leopardi e Nietzsche, classico e moderno si dimena l’animo poetico di Dario Talarico. Sublimi suoni per orecchi attenti e versi da amare attraggono il lettore in estasi rapiti.
“Per capire un poeta, un artista, a meno che questo non sia soltanto un attore, ci vuole un altro poeta e ci vuole un altro artista” afferma Carmelo Bene, mi auguro però che la poesia di questo giovane autore sia compresa da tutti, o almeno da molti e amata; non sia invece frutto di equivoci ma di accostamenti affettivi tanto da far nascere amori unici e irripetibili.
Leggere e penetrare l’animo di Talarico è possibile se solo ci si sofferma nei suoi versi, lasciandosi cullare dalle inquietudini leggere come una farfalla. Ciascuno può riconoscersi in queste verità, dettate da una vita non certo risoluta né superficiale. Ogni lettore può danzare, come mai ha fatto, al di là di tutti i cieli, tenendo viva la fiamma di quell’amore chiamato “Poesia”.

fonte: affaritaliani.it

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