di Laura Gabrielleschi

La poesia è la via del rapporto tangibile con la materia in quanto rimette in gioco la sensibilità ma soprattutto la sensitività fisico – mentale – Questo è vero soprattutto per la Sexton. Poetessa americana morta suicida nel 1974 – Se la sua vita fu basata – come si deduce dalle sue poesie – da una totale mancanza di affetto della madre, e dal suo amore totale per un padre ubriacone e mai presente – si può immaginare perché la poetessa inseguisse follemente una felicità tradizionale, basata sulla famiglia e sulla vita quotidiana. Ma proprio  le sue aspirazioni e i suoi atteggiamenti la portarono a essere quella che le sue voci e visioni dicevano: “Una donna che pensa e vive coi mostri” – E saranno questi mostri a portarla piano piano al suicidio. – Nata a Newton nel 1928, crebbe in una cultura religiosa, la famiglia seguiva regolarmente le funzioni domenicali e suo nonno leggeva ogni sera la Bibbia. Questa tradizione  troverà posto in gran parte della poesia della Sexton, anche se in modo più ironico e critico – Terza di tre figlie, si considerò sempre quella non voluta. La madre resterà il conflitto irrisolto della 5. Anche dopo la sua morte. Scriverà alla sorella: “Mi manca, non è vero che non l’ho amata, è lei che non mi ha mai tenuto fra le sue braccia.  Più tardi scriverà in una delle sue poesie più conosciute: “Ogni donna è sua madre”, dove i ruoli si scambiano, si sdoppiano e si moltiplicano, senza mai giungere a una soluzione. Consigliera e amica della S. fu invece la zia Anne, che visse con la famiglia fino a che una crisi di follia e poi la sordità ne impose il ricovero. Se la figura materna è negativa , diventa invece emblematica la figura di questa omonima con cui si immedesima fino a che il fantasma della zia si impossessa della nipote, fino a pensare che la follia sia stata trasmessa dal nome. L’altra figura imponente è il padre. Quasi sempre assente per viaggi, alcolista e spendaccione che dopo soli tre mesi dalla morte della moglie era pronto a risposarsi se la morte non lo avesse colto all’improvviso. Quindi desiderio incestuoso verso un padre idealizzato ma anche figura edipica mai risolta. L’unica scappatoia sarà il veloce matrimonio con Alfred Sexton. L’unico uomo che le resterà vicino fino alla fine, e che rappresenterà per lei un punto fermo, una protezione.  Appena sposata frequenta un corso di modella. Perché si annoiava. Di questo periodo le resterà il gusto per l’eleganza costosa della performance teatrale che enfatizzava con la sua bellezza spigolosa. Nel 1953 nasce la prima figlia. Ma l’anno successivo alla morte della zia ella iniziò ad avere i primi disturbi. Il 4 agosto del 1955 ebbe la seconda figlia. Dopo sette mesi Anne ebbe una grave crisi depressiva e fu necessario il ricovero in una casa di cura, dove verrà successivamente ricoverata altre volte. Le figlie furono affidate ai genitori. Nel 1956, giorno del suo 28° compleanno, tentò il suicidio. L’anno successivo ripeté il gesto. Come ebbe a dichiarare lei stessa in una intervista, disse chiaramente di essere stata vittima del sogno americano (American Dream):  “facevo l’impossibile per mantenere una vita tradizionale, per questo ero stata educata, ma non si può costruire una palizzata per tenere lontani gli incubi”

Negli anni cinquanta 1 ‘American Dream circondava uomini e donne, con le sue specifiche e distinte  mete di vita – Robert Lowell e Silvia Plath fanno parte di questo gruppo di poeti incardinati nell’esperienza viva e quotidiana – quella che poi Jung chiamò “individuazione” ovvero affermazione del sé. Che sarà alla base di tutta la poetica di Sexton. Negli anni 1958 – 1960 frequentò il primo seminario alla Boston University tenuto da Lowell. E nel 1959 pubblicherà le prime poesie. Conosce la Plath, con cui, dice, leggevano e criticavano le proprie poesie, e parlavano dei propri atteggiamenti nei confronti della vita e della morte. “Eravamo entrambe attratte dalla morte come falene da una lampadina” (…i suicidi hanno una lingua speciale…) (Anche la Plath si suiciderà nel 1963) La prima raccolta di poesie sintetizza e anticipa il tema unificante delle composizioni: Edipo che si ostina ad andare incontro al proprio destino. Giocasta che tenta di impedirglielo. L’ambiguo atteggiamento fra il desiderio di giungere alla verità e la volontà di evitarla. La sua forma metrica è irregolare e ossessiva. Nel 1960 otterrà una borsa di studio per continuare l’Università, e questo la fa sembrare più importante agli occhi di tutti…Sembra essere l’approvazione da parte del mondo che ella voleva. E nel secondo volume pubblicato nel 1962, pur riproponendo i soliti motivi e figure del dramma familiare appare un chiaro impegno a una nuova autonomia personale e poetica. Negli anni successivi viaggia in Europa. Più che altro è un pellegrinaggio storico, ricostruito attraverso lettere e poesie in cui ripercorre le tappe della madre e della zia. Intanto segue la cura della psicanalista che le consiglia di scrivere tutto quello che le passa per la testa. Nel 1966 la terza raccolta, forse la più importante “Vivi o muori”. vincitrice del premio Pulitzer – Già il titolo rimanda alle opposte scelte di vita e di morte dove la figura di Cristo diviene uno dei simboli portanti modello di un ‘aspirazione più alta che non quella con cui ella si trovava a convivere. Ed è questa affermazione positiva e vitale con cui la S. conclude il volume con le parole “Vivi , vivi perché  c’è il sole, il sogno, il dono esaltante” –

Salvezza e vita dunque che ritroveremo anche nell ‘ unico dramma teatrale scritto dalla S.  “Tell me Your answer true” (dammi una risposta sincera)   iniziato a comporre nel 1961 e poi ripreso più volte fino alla messa in scena nel 1969  e con un nuovo titolo: Mercy Street – Ma dopo poco  inizia  una cura a base di torazina, deve cambiare analista e, nonostanti  Premi e riconoscimenti arrivino da ogni parte. La sua mente peggiora, la sua poesia ,invece, si espande, la sua ricerca  è l’accesso alla propria integrità psichica.  Il corpo, l’amore, la rinascita e l’accettazione dell ‘essere donna sono i temi della quarta raccolta  Poesie d’ amore (1969) – Una nuova fiducia in se stessa diviene 1 ‘elemento motore di queste poesie,  che si sorreggono su una rivisitazione delle favole dei fratelli Grimm. 1971 “Trasformazioni”  Sexton legge molto per colmare il vuoto culturale che credeva di avere e legge soprattutto Freud, Dostojevski, Kafka, Mann, oltre ai poeti Neruda, Rilke ,Berryman, ma continua a essere affascinata dalle favole che la zia le aveva raccontato da piccola, e che furono per lei ciò che la Bibbia o i miti furono per altri scrittori.

Nelle Trasformazioni la Sexton  concentra in diverse figure femminili i ruoli della donna: la principessa disobbediente, la matrigna, la strega cattiva – Una revisione amara che percorre le scelte linguistiche innervate di colloquialismi. In Rosaspina, il principe è suo padre che la risveglia dal sonno; in Hansel e Gretel “Se ne scapparono e tornarono dal padre” “la madre era morta ” –

Nonostante le crisi, le medicine,  ella continuò a lavorare . Insegnò poesia ai malati di mente, e con alcuni studenti fonderà un gruppo rock, che mise in musica molte sue poesie.   Sui bloc-notes della poetessa furono trovati  appunti sulla morte, su Gesù, su Maria. Anche le poesie  pubblicate postume dalla figlia Linda toccheranno gli stessi temi, sempre due linee tematiche conduttrici: la morte nell’immagine del bambino – morte che ci portiamo dentro dalla nascita, dall ‘altra il bisogno di salvezza. L’ultimo volume è rappresentato come navigazione nel mare della rinascita in direzione dell ‘isola – Dio. Dal 1970 ebbe l’incarico di insegnamento alla Boston University, che faceva di lei una poetessa ufficiale, riconosciuta e della poesia una professione pagante.  Il divorzio dal marito nel 1973, da lei richiesto, è l’ultimo scalino verso il vuoto. Le figlie erano ormai grandi, ma niente fu sufficiente a teenere lontano la malattia.

Col tempo le crisi aumentarono e Sexton fece sempre più uso di sostanze stupefacenti, cambiò di nuovo analista e piano piano si distaccò anche dalle amicizie più care. Si chiuse in un isolamento quasi completo cercando sostegno nella fede e con la poesia come conforto, e messaggio. Si uccide il 4 ottobre 1974 nel garage della sua casa. Aveva indosso un cappotto della triadre.

Ma il viaggio della Sexton non finisce qui. Continua.

Il suo viaggio poetico iniziato con il ricovero in clinica, con il primo analista, Dr. Martin, che sarà la sua guida per anni, è un viaggio verso I’ ingrediente perduto. E lo psicanalista non è Virgilio, che guida Dante là dove la ragione non lo può guidare, è il solo Dio di questo luogo, dice la S . “Principe di tutte le volpi..”

Può soccorrerla quando lei sprofonda nel pozzo nero, può essere la meta, ma non la guida. L’analista col suo  potere cerca il traslato dietro il letterale, guidato dalla sua grammatica del senso. Ma per Anne il lavoro sono le parole… parole impilate una sull’altra, con il loro peso, parole che, come nel libro di V. Woolf, si accalcano fino a diventare tante, e si intrecciano in un discorso che non ha più un rapporto privilegiato col referente e che se misurassimo col metro di verità potrebbe  far giudicare bugiardo il poeta. Ma le parole, dice la S., devono essere l’accetta che taglia il ghiaccio. La Sexton è consapevole che uscire dall’ inferno non è un movimento verso l’alto, la donna è sulla riva e vuole parlare con Dio… Quindi l’isola – Dio non  è altro che la meta e l’origine, il luogo del ritorno, luogo che precede la madre e il padre, la donna che ritrova se stessa, la guida è ancora una volta sola, nel suo viaggio. E infatti la meta finale è Dio-io – quindi la meta è raggiunta.

fonte: archivio LietoColle

foto di Nancy Crampton