Lancio messaggi oltre me stessa.
Li leggete, orecchie di fiamma
da voi divampano per afferrarli,
essi vi parlano nel canto delle sirene.

Quando vi piaccio,
so cantare le poesie che già conoscete a memoria,
ne ricevete di nuove come accettate
regali per la casa. In esse percepite
voi stessi,
pezzo per pezzo. La vostra solitudine
ne traduce i simboli, la vostra stessa voce
soffocata in gola, si libera.

Ma ben presto cominciate ad amarmi di meno.
Ho portato con me
troppo bauli pieni,
l’abito da cerimonia dell’ospite
inadatto per una semplice visita.

Sete e pellicce, le mie enormi,
le mie grucce e quelle di riserva,
la mia aspirazione a piacervi ancora di più.
La pretesa di saper giudicare ciò che è giusto.

Occupo
troppo spazio.
Vivete di ciò che riuscite a trovare,
non chiedete la carità e non sopportate
chi si ferma troppo a lungo.
Quando me ne vado, vado
sola, come sono venuta.

foto: Artur Sochan-CXV

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