Sopra la strada il calore scarabocchia l’aria
che ci ospita dentro e attorno
i cornicioni delle case nascondono le stanze
che ci sputano fuori
dalle attese nell’ombra, lasciate
a chi del posto
ha indossato i pantaloni corti.
Al margine dei passi un bar
dove si vendono angoli
e l’aria in un bicchiere bucato.
L’aria che ha tutte queste forme
capaci di confondere le mani
e il fiutare dei polpastrelli.
E’ tutto così difficile da confermare
le ossa dentro il corpo anche domani
e sul crinale la terra
aggrappata al profilo della collina.
E allora, dentro quest’ aria
che non possiamo rincorrere ma soltanto incontrare
servono i nomi, non si può senza i nomi
tengono a posto le cose, le fermano nelle parole
per non dissolvere, per non dissolverci e accompagnano
dentro la mappa, profonda negli anni
dove il braccialetto con il primo latte
il cartellino legato all’alluce (nessuna corsa nella carne)
parlano il labirinto assegnato.

– È il nome che fa stare dentro l’aria
il vaso sul davanzale? –

Fosse facile come un cartello stradale, sul palo
il peso di una risposta senza esitazioni.
E allora uno zaino, gli scarponi, salire in alto
dove anche l’acqua è di pietra
e l’aria corre sul vento, salire
per ascoltare dove sentire è possibile
e poi riconoscere le cose
dove le cose sono, ancora distanti
ma disposte nella loro forma chiara
lavate nello spazio freddo, dove
il silenzio rende difficili le bugie.
Fino a sera. Te ne accorgi a sera
dal rumore che fa il buio
quando si riprende tutto
e ti chiude lo sguardo
sul cucchiaino dentro il caffè
che resta solo
poco fango sugli scarponi, lento
a trovare riposo
tra le ciabatte nell’ingresso.
Lo stesso fango che resta
graffiato sui muri:

Questo non può avere
le croste alle ginocchia e gli spigoli della fame
ma talvolta un telaio d’ossa
e la polvere dei vestiti lo invadono
ed è allora che si alza
– bosco di pietra –
in tutto il nostro andare.

Rimane difficile trovare
poche righe in cui siano
quasi tutte le parole
quelle che pesano e sanno stare vicine, formando
con il fango il vaso sul davanzale
e con i nomi
un senso che gli cresca dentro
fino a ricordare che tutto non può essere
che tra parentesi
se cambiato in parole che non sono
ma soltanto dicono.
L’intero scrivere tra due solide parentesi
mentre fuori le cose stanno, muovono
la sostanza dell’agire e dentro
un cantastorie racconta la sua voce, misura
il suono nudo del dire.

foto: David Caballero-Sinking

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