(…) Le pulizie di Pasqua ebbero inizio allora, con l’aiuto di un esperto, scelto per presiedere ai lavori. Perché si trattò di svuotare, spalare, prosciugare, ricostruire e areare quel mondo sotterraneo popolato di salme. Fu così che affrontai la questione delle “rese”.
La resa è la differenza di quanto, dopo morto, ognuno paga con la propria vita: l’avanzo degli avanzi, l’autoreliquia. Ogni resa equivale a un corpo, o piuttosto a ciò che ne rimane una ventina d’anni più tardi. La tomba, insomma, è una macchinetta distributrice che dà indietro il resto, sia pure dopo un’attesa alquanto prolungata. Storia curiosa, questa dei residui conservati a oltranza. Conobbi allora il motivo per cui l’Italia dei Sepolcri foscoliani si differenzia da tanti altri paesi. Senza parlare della cremazione, ciò che contraddistingue le nostre usanze funebri è il modo in cui confezioniamo il cadavere. In molte nazioni la spoglia viene affidata alla terra, in una semplice cassa di legno, per poi filtrare via, sciolta nell’humus. Da noi, al contrario, i morti sono accolti in un’architettura che impedisce loro di svanire.
Ospitati dentro caseggiati di pietra, isolati dal suolo, sono riposti, sì, entro bare di legno, ma bare foderate di zinco. Così facendo, viene impedita loro ogni via di fuga. (E per finire dove, poi? In una specie di residence coi pavimenti in marmo). Diventano perciò mucchi, pozzanghere, ma immobili, bloccati, senza poter evadere da quell’invaso metallico. Siamo una società conservatrice, che non vuole smarrire-smaltire nemmeno i propri cadaveri.
Tombe come cibi in lattina, tombe come cassette di sicurezza: e che nulla si perda, strada facendo!
Questo mi disse il tecnico, per spiegarmi in cosa consistessero le rese. La resa era appunto il travaso di quei resti, dopo un certo intervallo, dalla cassa vera e propria a una piccola scatola di latta, numerata. Intanto, fra me e me, vedevo una cantina riempita di barrique. D’altronde, come non pensare all’invecchiamento dei vini, alle botti, alle annate… Legno, tannino, feccia – gli equivalenti della strana pasta che dovevo domare, io, all’oscuro di tutto fino a ieri, io, perfetto incompetente della Morte. Stavo prendendo lezioni di Scuola Guida, per un Aldilà che appariva molto lontano dalle mie aspettative. Mio padre mi obbligava ad esperire il grande regno della Stagnazione e del Parcheggio corpi. Ma le colonne altissime di fumo, le eroiche ceneri disperse al vento e alle onde, perché no? Perché no. Così, sono alle prese con le rese (…).

foto: Anthony Richard Tiffin-Reflections

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