Il titolo suonerebbe piano ed esplicativo, se non fosse che un occhio più attento scruta l’accostamento tra quello che è il libro per eccellenza su cui apprendere le prime nozioni elementari per imparare a leggere e a scrivere, il tanto caro “abbecedario”, e il nome di uno dei poeti più famosi della Francia come Paul Marie Verlaine. «L’abbecedario di Verlaine» (LietoColle, pp. 95, euro 13) di Pierino Gallo, quindi, incuriosisce e di conseguenza affascina fin dalla copertina che per opera di Eugène Carrière ritrae il poeta maledetto. Con prefazione di Giada Diano, il testo presenta una corposa e fascinosa raccolta dello scrittore calabrese, autore pluripremiato sia per la poesia che per la saggistica. Appassionato di Chateaubriand, Pascoli, D’Annunzio, Montale, Pasolini e, appunto, Verlaine, Gallo coniuga i suoi studi all’amore per la scrittura. Nei suoi versi ritroviamo una malinconia lieve, un’elegante musicalità, una carezzevole compagnia. Egli, pur risentendo degli studi già citati, presenta una personale e valida poetica che si estrinseca in versi brevi, ma profondi, ricchi di salvifica naturalezza che rimargina ferite esistenziali.
«Verrà l’inverno/ e avrò il conforto/ di imprimerti/ sul petto/ come le vecchie / madri/ senza figli. / Verrà l’inverno/ come la stoffa/ lievemente/ viene/ sopra le nostre dita/ indolenzite. / Verrà / ed avrà paura/ di serrarti il cuore/ o stropicciarti/ gli occhi».

Rita Caramma

fonte: quotidiano “La Sicilia”