(…) Il passeggiatore solitario e pensoso trae una singolare ebbrezza da quest’universale comunione. Chi sposa facilmente la folla conosce godimenti febbrili, di cui saranno sempre privati l’egoista, chiuso in sé come una cassaforte, e il pigro, prigioniero come un mollusco.
Egli fa sue tutte le professioni, tutte le gioie e le miserie che il caso gli presenta. Ciò che gli uomini chiamano amore è ben piccolo, angusto e debole, paragonato a quell’ineffabile orgia, a quella sacra prostituzione dell’anima che si dà tutta intera, poesia e carità, all’imprevisto che si mostra all’improvviso, allo sconosciuto che passa. È bene insegnare qualche volta ai felici di questo mondo, non fosse altro che per umiliare per un istante il loro stupido orgoglio, che ci sono felicità superiori alle loro, più vaste, più raffinate. I fondatori di colonie, i pastori di popoli, i preti missionari esiliati ai limiti del mondo, conoscono di certo qualcosa di queste misteriose ebbrezze; e, in seno alla vasta famiglia che il loro genio si è fatta, qualche volta devono ridere di quelli che li compiangono per la loro sorte così tormentata, e per la loro vita così casta.

foto: Gerald Bloch-Paris 2

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