E’ da poco uscito “Tua e di tutti” secondo libro di Tommaso Di Dio, grazie alla collaborazione e alla bella iniziativa portata avanti da Pordenonelegge e dall’editore Lietocolle. Tommaso Di Dio non solo è uno degli autori più interessanti nati negli anni ottanta ma è anche un uomo che vive con passione e intraprendenza la poesia, sempre pronto ad interessarsi e a promuovere iniziative e progetti legati al mondo poetico.

Dico questo perché “Tua e di tutti” è l’essenza di quello che è Tommaso Di Dio come persona: materiale, carnale, ma anche estremamente verticale quando la passione che prova diventa urlo e vibrazione collettiva; come se Di Dio volesse una voce unica ed universale che possa contenere tutto e tutti. Questa “comunione” fra persone viene più volte ricercata all’interno dei testi di questo libro, un’esperienza del dialogo e della solitudine che vengono affrontate d’impatto e senza indecisioni: “ Come taglia/ questa luce nell’erba e lascia/ soli nel dialogo”. Già dal titolo “Tua e di tutti” Tommaso Di Dio sceglie e mostra una grande verità: l’impossibilità del possesso. Come la vita, la poesia o la persona amata, nulla ci appartiene veramente, può solo esserci la condivisione e la collettività di ciò che si ama. Tutto è nostro e degli altri, capirlo è forse l’unico e vero atto d’amore: qualcosa che è conflitto e verità: “Sempre lei/ balla cade offende, fa di tutto perché mai tu/ l’ameresti così come ora l’ami/ tua e di tutti, questa/ vita reale più ricca e sgualcita/ dal niente che non l’abbandona”. Il movimento orizzontale dei versi di Di Dio si scioglie nel ritmo delle frasi, si produce con forte decisione come impegno e imposizione: “Io voglio che tu veda/ crescere questo albero”. Il sentimento per Tommaso Di Dio è scommessa e dolore: è vita. Il punto d’arrivo di ogni relazione è il suo compimento, l’adesione al suo amore e la sua distruzione: “Se metti la faccia sulla terra/ ai limiti estremi della bocca c’è/ la nostra unica/ somiglianza infinita”. In queste poesie si sente un forte impulso animale, regna un “amore” disgraziato e sporcato dal vissuto ma anche vorace: “L’oscuro/ tra loro e noi, l’ombra/ che divide i gesti e fraziona/ le sagome e le specie, nel fogliame/ sbregato da primavera” e ancora “…cosa sono/ le lacrime/ di queste bestie che non piangono”. I paesaggi di “Tua e di tutti” sono urbani, regolati da una città asfissiante, ma vitale che sembra inghiottire ogni fatto, ogni emozione per poter essere riconosciuta come luogo di una realtà nostra. La città per Di Dio è da attraversare: “Cammino avanzo. Opero parlo./ Al punto cieco di ciò che faccio/ desidero sempre, desidero ancora./ Desidero vivere”. La materialità di questo libro si fonda con la sconfitta, con le bassezze della storia, sia personale che collettiva. Poter essere è solo fonte per un generare nuovo, che sia solo vita, vita senza precauzioni: “Nascere non è generare;/ oggi bisogna dare/ vita alla vita”.

Luca Minola

fonte: ramodoroblog.wordpress.com

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