Le poesie di Sara sono l’opposto delle bugie. Invece delle gambe corte le hanno molto lunghe, per correre a perdifiato nelle praterie delle emozioni. Questo libro non è una raccolta di poesie. È una semina nel terreno fertile dell’immaginazione. E i primi versi sono – appunto – disseminati di parole che anticipano gli umori del testo: “piove, l’uragano solerte, naufrago, soffro, indignazione, titubanza”. Sara ha scritto un poema sul desiderio di raccontare “desideri stanchi”, attivando un potente radar percettivo, in grado di cogliere ogni genere di sfumatura interiore, ma anche ogni forma e ogni colore che accompagna il viaggio confessorio di Felicia, la protagonista di questa narrazione.

 

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