(…) La biblioteca si presenta in un ordine geometrico, perfetto e disumano, che in realtà nasconde il caos e l’insensatezza (e infatti rinvia, già nel nome, alla confusione delle lingue della biblica torre di Babele).
Il mondo è un insieme di segni apparentemente ordinati e in realtà indecifrabili. La biblioteca, perfettamente ordinata e razionale, è destinata a oggetti insensati. Così l’ordine del cosmo, con le sue leggi fisiche maschera l’assurdo. L’uomo che abita questo universo è solo un “imperfetto bibliotecario” che cerca invano di dare un’organizzazione e un significato a ciò che vede e cataloga. Si chiarisce così il motivo di fondo della ricerca di Borges: quella del senso della vita e della sua scommessa, sempre tentata e mai vinta. Così tra i corridoi della Biblioteca di Babele si sviluppa un labirinto che in Borges assume un’illusorietà più marcata. L’obiettivo è quello di affrontare un labirinto tangibile, presente alla luce di categorie o possibilità di lettura e di critica di cui la letteratura è abile ed originale portatrice. Una capacità critica che dovrebbe accompagnare chiunque da un labirinto ad un altro, da un esagono all’altro di quell’immensa biblioteca che è il vivibile. Ma la struttura simbolica che regge il sistema mitico è sicuramente il Tempo: esso ha un percorso denso di strade di cui difficilmente si può carpirne il centro o il principio o la fine, la sua uscita. È un universo immaginifico fatto di simboli e di archetipi che lascia la libertà di immaginare l’inesistente (perché non visibile adesso) monumento – labirinto della biblioteca borgesiana come vogliamo.
Il tempo è bloccato: il passato e il futuro si confondono, le vie temporali si moltiplicano con i sentieri che si biforcano. Il tempo e lo spazio sono labirintici, e le loro strade si ramificano, intricate.
Nel racconto Il giardino dei sentieri che si biforcano Borges sostiene che la nostra esistenza individuale è solo una delle innumerevoli esistenze che potrebbero venirsi a determinare se, in alcune circostanze, gli eventi si svolgessero in un modo anziché in un altro. La realtà effettiva è solo un filo nella sconfinata ragnatela delle infinite possibili realtà. Il concetto di tempo è reso con una metafora, quella di un giardino in cui ogni sentiero (evento) si dirama in un altro e questo in un altro ancora, senza che lo spettatore del primo evento riesca a trovarne lo sbocco definitivo e, soprattutto, a tornare indietro sino al momento in cui esso ebbe luogo. Dunque un labirinto senza via d’uscita. L’idea centrale del racconto è dunque un tempo plurimo e ramificato in cui ogni presente si biforca in due futuri, in modo da formare una rete crescente e vertiginosa di tempi divergenti, convergenti e paralleli. Una tale concezione del tempo è cara a Borges perché è quella che regna nella letteratura, anzi è la condizione che rende la letteratura possibile (…).

foto: Thomas Leuthard-Crossing the lines

[button link=”http://www.lietocolle.com/cms/?page_id=4631″ color=”orange” size=”small” target=”_self” animation_type=”0″ animation_direction=”down” animation_speed=””]ARCHIVIO[/button]