(…) Cosa hanno in comune Robert Falcon Scott e re Giovanni Senza Terra? O il principe Gionata e Ron, l’amico di Harry Potter? L’essere secondi, in maniere, epoche e pagine differenti. Un ruolo che hanno svolto anche tante donne, eroine nascoste oppure pioniere, o – ancora – musicisti e, naturalmente, atleti. A volte persino intere discipline sportive che raramente brillano sotto i riflettori. Ma seconde sono pure le notizie che potrebbero salire sul podio e offrire una speranza, un coraggio diversi.
Non c’è bisogno di una visione fintamente non competitiva per elaborare – o percepire emotivamente – il primato e la secondità; né è necessario inventarsi aedi di un’improbabile bellezza del non essere primi. Vi è un’altra lettura possibile: al primo va il centro dell’inquadratura, ma il margine dell’inquadratura non è necessariamente sfumato e dimenticabile (basti pensare a Eric von Stroheim e Ridley Scott). Forse l’importante è sapersi vedere, sapersi pensare al margine dell’inquadratura. Sapendo che l’immagine non rimarrà fissa e che, vista da un altro punto di ripresa, potrebbe portarci in primo piano (…).

foto: Karsten Möbius-Second world

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