Strana cosa che io, così restia
ad irritare il fiore sullo stelo,
io che il nido nascosto lascio intatto –
magiche uova che un uccello ha in cura –
non abbia avuto pace finché il tuo cuore incerto
planasse alla finestra del mio seno,
finché rapissi alla mia amara pena
il tuo bacio in quell’ora così cupa.
“Dolce ala, fiore, rivivete in alto!
Addio povero fiore, siete libere, ali!”
Così grido, e mi struggo nel timore
di ridurre a brandelli la bellezza:
non provò mai tanta vergogna il cuore,
ma, pur gridando, non ti lascio andare.

foto: Aniela Outs-Portraits on a chair

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