(…) Sì, sono felice, felice al punto da abbracciare il mondo intero in certi momenti, e in altri da urlare di disperazione. Adesso giù stanno suonando “È quanto il mio amore…” . Sì, mio caro amico: io ti amo e tu mi ami.
Quello che desideravo negli ultimi tempi di è avverato: egli mi ha dimostrato il suo amore. E come è successo? Martedì scorso non poteva ricevermi: mi aveva mandato un telegramma, ma non l’ho ricevuto in tempo. Quando sono arrivata a Kussnacht la cameriera mi aveva avvertito che il dottore non poteva ricevermi. E io mi sono sentita come “un barboncino bagnato”. Per di più pioveva a dirotto e me ne sono andata senza sapere quando avrei trovato un traghetto: ne era appena partito uno e avrei dovuto aspettare un’ora. Non potevo tornare con la nave, che avrebbe significato troppe emozioni, così ho scelto il treno, dove mi sono accucciata ingoiando lacrime. Ero arrabbiatissima! E questo si chiama amicizia! Neanche s’era degnato di scendere per scusarsi d’avermi fatto andare inutilmente. Se avessi un milione e un marito alle spalle, certamente sarebbe stata un’altra cosa; ma io sono la sua allieva, una studentessa e per giunta russa. Che comportamento deve avere nei miei confronti? “Aspetta –pensavo – se nulla ti è sacro, mi va bene anche così: ora racconterò tutto alla mia collega”. Ma, mentre mi avvicinavo a casa, la mia decisione è cambiata. Il mio principio era sempre stato quello di non agire al primo impulso e anche questa volta, da questo principio, mi è venuto del bene. Ho ripreso il lavoro già programmato, cioè la lettura della sua opera “Conflitti dell’anima infantile” e dopo appena poche righe ero già del tutto presa di lui. Mi sembrava sciocco dover parlare con un uomo tanto intelligente di una cosa da nulla come il suo atto scortese, dato che potevo avere tanti argomenti di conversazione più interessanti. Perciò ho deciso di rimproverarlo per il fatto di trattare la sua amica come una schiava, ma di non insistere ulteriormente sulla cosa: prenderò da lui quello che mi dà. Cosa posso farci se le sue opere mi elevano al di sopra della mia vita personale, al punto da far sembrare cose da bambini tutte le mie gioie e i miei dolori? Mi sono completamente calmata: alla collega ho detto soltanto con quale scortesia mi avesse trattata il Dottor J. senza informarla ulteriormente della nostra relazione. La sera ho appreso di aver fatto un torto al mio amico: il giorno che ero andata da lui, gli era nata una figlioletta e non poteva lasciare sola sua moglie.
Come si può ben capire, questa notizia è stata per me sia lieta che dolorosa, tuttavia mi sentivo forte e mi sono messa al lavoro. Quando, prima di coricarmi, mi sono guardata allo specchio, mi sono spaventata moltissimo: non ero io quel viso grigio roccia, con quegli occhi profondamente neri che scintillavano cupamente e mi guardavano, ma era una volontà che stava in agguato nelle profondità gelide e che nessuna barriera avrebbe potuto fermare. Il giorno dopo dovevamo cominciare il lavoro e invece abbiamo parlato di istinto sessuale – istinto di morte – della rappresentazione del pensiero incestuoso nella forma della morte, delle teorie della Dementia Precox, del mondo degli avi. Non potevamo smettere. Il mio amico mi ha ascoltata con grande entusiasmo, poi mi ha mostrato un suo lavoro non ancora pubblicato, una lettera del Professor Freud e la sua risposta. Mi ha mostrato tutto ciò perché era veramente commosso della coincidenza dei nostri pensieri e dei nostri sentimenti. Mi ha detto che questa intesa profonda gli faceva paura: era questa, infatti, la via attraverso la quale ottenevo il suo amore. Mi rendevo conto di che cosa ero per lui. Questa per me era la più grande soddisfazione. “Allora, non una fra tante, ma una che è l’unica perché certamente nessun’altra ragazza poteva capirlo come me, nessuna poteva sorprenderlo con un tipo di pensiero così autonomo e così analogo”. Egli si era difeso: non voleva amarmi. Ma ora deve farlo perché le nostre anime sono profondamente legate – perché, anche se separati, siamo sempre uniti in un lavoro comune.
Come ho già detto, i sentimenti erotici possono essere facilmente repressi in favore di questa amicizia sublime. Mi ha esortato a scrivere quel nuovo lavoro sull’istinto di morte, ma gli ho detto che volevo finire prima il mio ultimo lavoro. Domani sarò di nuovo da lui e ci siamo proposti di rimanere al lavoro. Il mio unico desiderio per il momento è di restare “amici” anche domani (…).

foto: Andrew Gonzales-Sirens dream

[button link=”http://www.lietocolle.com/cms/?page_id=4631″ color=”orange” size=”small” target=”_self” animation_type=”0″ animation_direction=”down” animation_speed=””]ARCHIVIO[/button]