Recensione di Silvio Bordoni

“…siamo noi/ questi occhi sulla graticola/ queste carni gettate nella febbre/pescatori che vanno via di notte/ chiamati da una voce mortale/ dove una fronte gelida/ indica il mattino/ un sepolcro di luce/ dove attendere pazienti.”
In questo struggente passaggio, tratto da“Oceano” e facente parte della raccolta poetica “Alfabeto di cenere”,Corrado Benigni depone, nelle braccia della parola, tutta la sua“urgenza” profonda e improrogabile del comprendere il senso di un’esistenza, l’assedio ambiguo e trasversale di un’epoca che lo avvolge: quella provvisorietà drammatica che coltiva – di contro -, nel suo costante delinearsi, il gusto amaro e, al tempo stesso,irrinunciabile di un’ “attesa”. O della sua illusione. C’è, senza dubbio, un affacciarsi indifferibile a un mondo contemporaneo che si rinnova autodistruggendosi : dove la genesi delle mutazioni epocali si delinea nell’ambito delle contraddittorietà.
Tuttavia questo suorivolgersi alla “parola” come mezzo conoscitivo e veicolare che urge –che avverte non la magia di una favola esistenziale bensì la suamodificazione più alienante – diviene un’occasione di intensa, soffertameditazione. La stessa “illuminazione”, che notoriamente caratterizzala natura di un poeta, si concede, qui, una pausa nel suo farsi e offrirsi, nel definire il paesaggio che sta per considerare.
Il potere della parola, del verso, si sottopone a una severa autodisciplina, a una riscrittura puntigliosa, essenziale, spinta “a un livello estremo” (come osserva Milo De Angelis, nella sua sapiente nota introduttiva), per raggiungere quella virtù letteraria(apprezzabilissima in questa prima esperienza poetica dell’autore) che comprenda e sintetizzi visione e pensiero.
“ Il mattino ciassale/… nell’urlo di questo sonno/ tornano ricomposti i visi/ unrespiro di mani/ contro i vetri/ senza memoria della luce/ siamo noi/ queste bocche spalancate/ queste briciole inghiottite/ a bruciapelo/dentro un cielo di crepe.”
Da qui, da questo sorgere comemaledizione biblica di un universo umano che si oppone alla “verità”,Corrado Benigni opera il suo viaggio esplorativo. Non un itinerariostorico, né un’esclusiva immersione nell’io personale, bensì unattraversamento nella realtà visibile, percepibile : debitrice di unosmarrimento cosmico, creditrice di una conversione a un principio, auna fede.
Chiuso tra una fascia di luce sfolgorante, ma priva di un“respiro” salutare e liberatorio, e un cono d’ombra che tenta dirisalire gli abissi, l’uomo contemporaneo è alla strenua (e spessoinconsapevole) ricerca di un padre di un Tutto. Di colui che parecelarsi, conformarsi alla privazione di uno stupore originario.Vivificante. Salvifico. “ Come figli/ aggrappati a una soglia/cerchiamo la mano di un padre/ora che questa nudità/ si fa profonda/tra le radici dello specchio.”
L’uomo/poeta Benigni si avventurain questa rappresentazione con la sacralità di uno spirito puro : dicolui che soffre le tappe che percorre. Che si fa carico – attraversola sua fatica di poeta “profondo” – della sua stessa sapienza sensibilenel tentare di comprendere il tempo in cui vive. Il suo e il nostrotempo. Se, per ora, questa sua indagine non trova – a suo dire – unaconcreta risposta, pur scendendo la sua “mano” nei cunicoli sotterraneidi una palese negatività, rimane saldo il progetto, fermo il cuore,attento l’occhio, non nel compiacersi di un nichilismo fine a sestesso, bensì nel trovare (e ritrovare) quella corporeità dialettica esociale che giustifichi la presenza umana su questo pianeta terra : “ quel puro dell’acqua” che ci ristori.
È,senza dubbio, questo primo libro di poesia di Benigni – dal titoloemblematico e coerente “Alfabeto di cenere” : ovvero lo specchio di unlinguaggio che ogni giorno di più si degrada e si frantuma – unnotevole attestato poetico : il battesimo riuscito di un giovane autoreche – ne siamo certi – saprà accogliere, in futuro, per sé e gli“altri” (al di là di una forma perfetta e sapientemente gestita) unnuovo e più ampio respiro. Il disvelamento di ciò che è via viaracchiuso nell’esperienza di una vita. Custodito nella magia sempre sorprendente della letteratura.

 

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