Il “dono” di Cogo dialogo intimo d’incontri e sensazioni

Ivano Cogo, non è nuovo all’arte poetica. Eccolo alla sua seconda raccolta “Canzoniere del dono” (ed. Lieto Colle). Una, una sorta di diario si snoda attraverso un dialogo interiore che non cerca un interlocutore immediato, ma che scorre su rivoli d’inchiostro intenti a cucire incontri, momenti e sensazioni incatenati dalla poesia in versi liberatori, all’alba di un mattino qualunque. “Dentro la parola vi s’infittisce una vita/ per musicare l’inedito, rimuovere la cipria/ di chiaroscuro della città di antenne/ televisive: disegno infantile del firmamento. / Rappezzo risposte – tu sbuffi tacendo – perché non mi spiego i chiari acini dell’uva/ il mormorio sofferente dei muri la sera/ i fili sparuti d’erba, minacciati, che arpeggiano/quando insorge il vento e simula cuori/ in disordine, lontani dall’arrossire. /La mutevolezza del vuoto delle cattedrali/la scolaresca di metallo gelido/ guidata da un maestro che non ha più sogni. / Testimoni, sono i fiati confusi dei tigli/ quando passeggia con noi l’angoscia/reclusa dai puntini di sospensione nel timore/ che, la preghiera da te recitata, possa morire”.

Rita Caramma, La Sicilia, 5 febbraio 2015