Dalla tua “Strana passione per il popolo” colgo subito due versi: “Con i fiori e le cose estreme sui fiori…/ Solo seguiteremo a rievocare,dove saremo giunti.” Che bello! Il tuo è un poemetto “politico” (il tema è la sparizione degli amici e dei compagni, del popolo, insomma),e mi colpisce la data del 1981: nel 1980 esce il mio “Non per chi va”,che ugualmente sceglieva la forma lunga, civile, magmatica. La differenza sta nella tua maggiore adesione alla prosa, alla sprezzatura di ogni “rima “, per la clausola filosofica vittoriosa:” I minuti ci trovano sazi/ di quanto andiamo predicando” : c’è una “vena teatrale”forte. In certa asprezza “vociana” risento Jahier, dalla parte dellavita nuda, della hegeliana “prosa del mondo”. Titolo pasoliniano e penniano (là dove la “passione” diventa gioia della “stranezza”), la tua “strana passione per il popolo” è una lunga “autocoscienza” della poesia, che chiede legittimità politica nella città, sapendo che al movimento “lucreziano” della storia dentro la natura, corrisponde un vuoto “lorchiano”, quello di ogni “solitudine” : “Così, i tetti e le lotte sotto i tetti/ s’intravvedono appena “.
Un bel libro, il tuo – testimone dei fatali anni ’70.

Gianni D’Elia, giugno 06