Il mondo politico bordoniano, s’allarga in un affastellamento di nature razze essenze. Né principi né principî; tutta Idea enessuna ideologia.

Vive, l’uomo, ogni cambiamento e cangiamento dei colori,delle opinioni, dei sentimenti. La vulnerabilità è sempre in una richiesta d’affetti, affinità amicali, versi all’umano e al soggettivo. Pertanto, bisogna principiar sempre a parlare dei suoi scritti attraverso i versi, composti come funambolo/artista di strada, al critico personalmente. Critico – al maschile o al femminile che sia – investito dall’Autore d’una sola pregnante richiesta:l’esser letto e, magari, capito.

La lotta civile è fatta dai poeti quale neo-resistenza capace d’affacciarsi dai balconi delle città, e dall’ascolto, silenzioso eppur cogitato, «di tutti quanti gli ideali» (pag. 18).

Da questa prospettiva, l’uomo, conscio della sua essenza,dei propri sentimenti, annichilito dai rumori, dalle sopraffazioni, daglisfibramenti di un’epoca, dai grembi vuoti delle piazze e delle case, e deipolitici comizianti, attende una nuova stagione fatta più di sentimento che diparola «Nonostantel’inaccaduto/È questa accaduta indifferenza» (pag. 21).
Il tempo è decantato attraverso il suo stesso superamento,composto sia dal balcone precedentemente accennato e dall’Autore riproposto nelle pagine seguenti, con corredato cassetto dell’artista prolifico, ed è definito e definitivo delle generazioni; di tutta quella storia che s’è accartocciata su se stessa. Apparentemente senza speranza.

Ma la speranza è una dea pagana, lasciata al margine d’unagrafia che ammazza ogni convincimento, e stride i denti cannibaliall’acquisizione di voci e fatti e di tutti, proprio

«tutti i vari recinti»(pag. 42).
Questo popolo, trattato nel poema, v’è seriamente da chiedersi se sia il reale tema dominante del lavoro, dato che oggi – e negli anni Settanta trattati (soprattutto) – non v’è stato un movimento capace di sintesi su tutta quanta la sapienzialità riportata nel lavoro coraggiosamente,e forse anche un po’ frettolosamente, portato alle stampe da Lietocolle.

Che pare non aver assolutamente preso in considerazione la necessità di cassare tutta l’inutile pomposa e copiativa introduzione del Vitali. Egli non coglie la riscrittura delle anime umane e la solitudine profonda di quell’uomo-ragazzo di allora, lasciando al poeta probabilmente maturo dell’oggi la gestione solitaria di un’opera, sfuggita dalle dita così come avviene ai grandi poeti.

Ma in questo Lietocolle non finisce di stupirmi, avendo cominciato il basimento con la Della Porta,e assegnato alle basi poetiche, che parevano già assolute, una virgola, che col Bordoni diventa sintesi dell’astrattismo e del classicismo attraverso un linguaggio fluido chiaro lento preciso candido, apparentemente semplice,lineare e precettivo.
La parola-spada ci narra il verso, ci enuclea il senso, ci spiazza i credi. Insinua un progetto simile ai bei serpenti delle mitologieorientali; serpenti dei quali non si può e non si deve avere paura; coloratid’ogni possibile pluralismo, vitalità, angoscia. Simbologie antropologiche di sviate/svitate/prevaricate mitologie.

A differenza del mito, però, messo in panchina come riserva dell’ultimo calcio da sferrare alle reni dell’Intoccabilità, il verso narrato e narrante propone soluzioni come la favolistica, inseguendo una sempre possibile pax.

L’uomo non è, e non dev’essere, volto alla battaglia; essa esiste per il malo autogoverno dell’umanità medesima, che ha confuso i punti di riferimento colle certezze, le ideologie colle feste di liberazione, i popoli colle generazioni, e delle generazioni ha fatto monadi senza popolo.
Quanto di profondamente cattolico vi sia nel libro lo lasciamo esprimere a Silvio, dichiarando qui solo un apprezzamento, che necessiterebbe di uno studio e d’un connubio tra critica ed autore, capace di analizzare la parola oltre la parola nella sua completa assenza, ed agonia d’ogni verso e d’ogni anelito all’espressione.

Bisognerebbe, per chiudere, capire profondamente il poeta,sentire profondamente qual è quel «numero di noi» ch’egli dichiara crescere «Ogni giorno»(pag. 63)

Silvio Bordoni (Zanica, BG, 1937), poeta, scrittore,drammaturgo italiano.

Collabora con svariati quotidiani e riviste letterarie ed è fra i promotori di un concorso letterario annuale all’interno della Casa Circondariale di Bergamo.

 

Monica Cito
articolo pubblicato su TRANSFINITO. EU

 

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