Ieri, al cimitero, non sono riuscita a capire
le parole “Pierre Curie” incise sulla lapide. 

 Marie  Curie, 1906

La verità ama nascondersi
all’aperto. Anche allora
sola sul ponte, nella solitudine
del desiderio, la nostra luna inondava
le gole di Trayère. Anche allora
il muscolo di raso di una melodia
si torceva sull’acqua, in attesa
di essere udito: sopra la Wisla, la Bièvre,
la Senna. La pioggia tirava con mani invisibili
le barbe dei cedri, scavava le sponde del fiume,
spremeva l’odore di terra nei pugni –
come sapesse che un giorno sarei arrivata
dentro il bruno e polveroso minerale grezzo
picchiettato di pini boemi –
sarei rimasta quarantacinque mesi
sotto l’ombrello o bagnata
sotto il sole, evocando lo spirito azzurro
dall’amaro fiato della pechblenda.

foto: Sigmar Polke-Centuries

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