Più vivevamo insieme, più
ti amavo. Giorno dopo giorno
versavo qualcosa di più puro
in ampolle e bacili. Ti guardavo
chinato sul tuo tavolo, come un gioielliere,
incastonare cose che non si possono vedere. La gioia
della concentrazione, gli elementi
nei quali precipita l’amore. Allora le nostre mani
non smettevano mai di muoversi, la nostra pelle
era lana, lunghi guanti che ci mangiavano
fino all’osso. Aprivamo la porta
all’aurora boreale, agli iceberg, alle lontane
montagne allineate sugli scaffali.
Il residuo azzurro che perdura come profumo
annebbia tutto col suo fiato.
Di notte, lavorando, stavamo seduti come
sotto le stelle. Il risplendente distillato
del tempo.

foto: Sigmar Polke-The guardian of the threshold

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