Raramente ho conosciuto un autore così pieno di impegni sociali, così aperto a servire le cause comunitarie, sempre disposto ad essere d’aiuto sul piano concreto, di conforto dal lato umano. E’ il suo carattere questo. Protagonismo? Per niente, è amoreper l’altro a cui dona tempo e sentimento, intelligenza e azione. Silvio Bordoni è membro del Cenacolo Poetico Orobico, fa parte di parecchie Giurie letterarie, presiede il “Premio Nazionale di Narrativa Lucia Iannucci Mazzoleni”, è fautore della Borsa di Studio Lino Barbisotti per la musica.Frequenta costantemente il carcere di Bergamo: ogni settimana vi entra e viesce per poi rientrare. Uno dice che lo lasciano uscire perché è un detenuto modello e gli danno la vacanza premio; un po’ maliziosamente verrebbe dipensare che sia così, invece, Silvio fa un’assidua opera di volontariato, tanta da dimenticare se stesso.
Trova il tempo di scrivere? Pare impossibile, ma lo trova, perché è dotato di una straordinaria energia vitale, oltre che del dono dell’ispirazione: Silvio èaffermato giornalista che ha intervistato alcuni degli autori più prestigiosi del Novecento, fra cui: Caproni, Alberti, Borges, Saramago, Arpino, Evtushenko.Soprattutto, Alda Merini, con cui ha uno stretto rapporto umano e letterario; alei ha dedicato una serie di articoli, interpretando con grande sensibilità lasua poesia. Sono doti che gli appartengono naturalmente e che con il tempo ha raffinato.
Nella pienezza della maturità esistenziale e poetica, Silvio Bordoni, autore bergamasco, nato a Zanica nel 1937,ha esercitato un’intensa attività di bancario che, come è stato scritto, da “dietro lo sportello osserva gli uomini, per comprendere e comprendersi”. Da sempre appassionato di poesia, ha conseguito molti premi,alcuni dei quali prestigiosi.
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Dopo aver diffusamente parlato delle sopraccitate pubblicazioni, eccoci giunti a quella che per il poeta risulta essere la più significativa e , a suo tempo,molto apprezzata da Eugenio Montale. Ci riferiamo all’opera poetica “Una strana passione per il popolo e altre ipotesi” edita nel 1981 e ora ripresa e ripubblicata nel 2006 da LietoColle. Qui, Bordoni, uomo dalla vibratile sensibilità, ascolta e riflette il mondo fuori di sé, si ascolta e riflette se stesso.
“Mi spingo in prossimità del balcone/ e ascolto il silenzio di tutti quanti gli ideali”.
Si tratta di una poesia civica, il cui campo d’azione è il sociale, sviluppata con un linguaggio prosastico che si dipana nel verso lungo. E’ una riflessione che investe il lettore, oltre che se stesso, che arde e s’impenna d’improvvise accensioni liriche. Il discorso possiede una sua logica, non espressa con la lineare immediatezza della freccia scagliata in cielo, ma serpeggiante attraverso anse di fiume. E quando meno te l’aspetti si tende di uno scatto,palpita di un profondo pensiero: “I confini. Ecco l’estrema verità/ che si èestinta”.
Poco dopo, si concreta un verso contenente l’implicita dichiarazione di poetica”nell’intento assurdo ancor oggi di fare poesia”. Non è lirismo facile quello di Bordoni che s’impegna a scavare la sua verità, che costringe il lettore a comprenderla, a confrontarla con la propria. Indubbiamente, la sua poesia civile mai isolata in se stessa, è tutta immersa nella vita, e si stempera in un canto lirico e drammatico, volto alla natura, alla giovinezza, all’amore,alla morte. “Così canta la luna/ tra gli alberi/ mentre s’attarda/ con gli ultimi morti./ Ieri la vita/ passava attraverso un cuore gonfio”.
Una strana passione per il popolo si rivela un colloquio esprimente un sentimento intenso, il canto della persona singola (Silvio), che parla a sé e all’altro, che si rivolge al popolo da cui si estrania e nel quale si identifica. Il linguaggio è spesso realistico; frequentemente vengono usati vocaboli insoliti in poesia: “dialettica”, “organizzare”, “eloquenza”;”distensione”, il che avviene quando la composizione si fa discorsiva. I versi del poeta non raramente coinvolgono il quotidiano, subito contrapposto al fantastico, mediante immagini che fluiscono in altre immagini, pensieri dentro altri pensieri, talvolta, di difficile interpretazione. Spesso appaiono interrogativi esistenziali, il lettore è preso dal vortice ritmico, dalla scrittura prosastica che si fa febbrile. Non sempre l’autore persegue la logica tradizionale, ma la ragione del sentimento, della memoria e del sogno, percorre l’itinerario dell’illuminazione istantanea, si addentra nella zona oscura dell’inconscio, affonda nella passione, cammina lungo la difficile strada della libertà.
“Poiché è chiaro ormai/ che a nessuno di noi fa comodo la vera libertà/ la pura libertà: quella tortura dolce che avevamo in grembo;/ quell’idea esatta e inequivocabile dell’essere/ e del divenire;/quella follia che se ne va via ritta e sola/ per la sua strada/ senza altro addosso che la sua nuda melodia”.
La raccolta indossa la veste della confessione, del soliloquio, del dialogo con l’altro, sfociando alla fine, in un aperto colloquio con il popolo. Come già accennato, il linguaggio è lirico, ma anche realistico, ipotetico a volte, a volte imperioso come in questi versi: “La nostra vertigine non va più in là/di un gioco di vocaboli”.
Affiorano spesso i motivi dell’uomo immerso nella società, della folla, della storia, del mistero di sé e della vita, della pazzia, del grido interiore e della parola, del canto corale come liberazione, dell’ideologia e di chi ne è staccato e tutto avvolto nel proprio mondo: ” Il vecchio montanaro/ che non sa niente della democrazia/ veste come sempre in un unico modo./ E alla sera scende al paese/ a respirare il vino della sua gente”.
Non manca l’accento oratorio, a volte lieve, a volte pressante e ripetuto, né manca la presa di coscienza della realtà, di se stessi e della rivoluzione.Viene, poi, il momento in cui Silvio affronta varie ipotesi: quella esistenziale anzitutto, giocata sulla fonte primaria dell’essere, sull’incontro della donna e dell’uomo, sul farsi della vita e sul suo divenire nella quotidianità, sui rumori assordanti e sul silenzio. Quest’ultimo è un tema insistito che come un fiume attraversa tutta la silloge e viene ampliato insieme a domande angoscianti. E vi è il motivo dell’ “ipotesi credibile” cheesalta il tema della parola, della poesia e del silenzio.
In questo panorama si schiude il tratto romantico dell’amore, dove Silvio toccala sua più alta corda lirica. “Bisognerebbe morire amore/ nell’istante in cui/ qualcuno ti getta un fiore”.
E’ una poesia quella di Bordoni che, ampiamente riconosciuta da Gabrio Vitali nella “Prefazione” e da Alda Merini nella “Nota di lettura”, conduce a precise certezze. Ma quando la certezza pare essere raggiunta, l’autore riprende il suo viaggio dentro il mondo, dentro se stesso e la conoscenza. E’ questo il dato esistenziale di Silvio Bordoni, un poeta che ammiro da sempre e che amo per il suo modo di porsi e di essere, per la sua assoluta originalità.

Ermellino Mazzoleni

 

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