Estremo sospendersi
in microsolchi eliocentrici
lame di pattini sopra piani avversi
– il suono e le voci –
o la punta diamante su traccia
graffiata della lingua.
Oscillanti orari fuori binari
trasalite sincopi in tempi ordinari
destituiti anatemi verticali
ritmici pendoli
– i nostri tempi azzerati sui polsi –
verso l’alba entro lo scabro cortile
su larghi dischi in nero vinile
tiri sniffati di tecnosound.
Mi strappano un’anonimia i versi
un intero trapasso d’iperboli
se Thomas Stearns Eliot o Ezra Pound
nel fumo gassoso d’infimi bar
luridi templi d’empi mercati
o imagismi altolocati
separando dall’insieme conciso delle cose
impetuose e roche corde radicali.

foto: Nicola De Maria-Il regno dei fiori 1

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