I treni. I treni ci uniscono,
ci dividono. Questo è un ritorno.
Ti vedo ancora che saluti
dal finestrino, e già esorcizzo
la malinconia che sta salendo.

Fingo di leggere il giornale, di guardare
il paesaggio. Un banco di nebbia
mi rende miope. Un tunnel
mi toglie del tutto alberi e colli,
campi e casali abbandonati.

Ci siamo detti il dicibile
con le parole di fiato. Il di più,
l’indicibile, circola ancora nei fiumi
e nei rigagnoli del corpo,
nutre la mente insaziata.

La lontananza di lei
non si misura in chilometri,
in ore di macchina, di treno,
è in crampi allo stomaco,
in fitte al cuore,
giornali letti, bicchieri bevuti.

La lontananza è questa saliva amara,
notturna insonnia,
meridiana sonnolenza.

Eppure il nostro è un amore felice.

Da una stazione all’altra,
da un treno a un altro treno,
e lei che resta a guardarmi
di là del finestrino,
il sorriso già triste del distacco
che mi esorta a sorridere “su su”
mi dice “ci vedremo presto”
e misura quel “presto”
in giorni e ore, in risvegli
e insonnie. In solitudini.

foto: Antonio D’Errico-Diva 2

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