E’ come entrare in galleria, nella pancia di una montagna che sembra non avere fine, in cui si perde origine e  fine, l’entrata e l’uscita. Dopo averla percorsa in “auto”, tutte le regole, le lezioni e i fondamenti, che ci sono stati impartiti,  si decide di invertire la marcia e di percorrerla all’indietro, per andare avanti. E’ come rovesciare la testa per toccarsi i piedi e. Riform(ula)rsi. Uso la parola ri-formulare proprio perché ci sono numerose formule, che sono diventate forme, di conoscienza, all’interno del percorso. Non si abbattono muri, piuttosto si guarda in ogni direzione della galleria, tutti i cavedi e le vie di fuga o di aereazione e si sceglie di  percorrere la direzione primaria, a piedi, toccando il suolo e scoprendo che questo è l’utero del grande ventre in cui maschio o femmina sono l’incompiuto che cerca di compiersi, spesso disperatamente o dis-parata-mente.  A volte sembra che l’orizzontalità del percorso si faccia verticalità, verso il basso o l’alto,la direzione è una, solo il verso cambia ma tutto è relativo ad altro,  nella percorrenza di un pozzo o di un precipizio. Ma non c’è, nel precipizio, nessuna prece, nessun perdono, come solitamente fanno le madri, pur non mancando un senso d’amore che vorrebbe espandersi ma riconficca il bulbo dell’occhio, che guarda dentro la terra, una germinazione che trova appunto i germi, la virulenza del virus e del verme che si propaga in un corpo morto in ogni sezionata parte del corpo mondo… continua su carte sensibili