“Cleopatra si uccide” del giovane Lattuada è una breve raccolta di prose poetiche che compongono, nel disegno complessivo, un dialogo  fra il poeta e un tu destinatario. Ho trovato notevoli due aspetti del libro: la sicurezza e l’umiltà con cui l’autore chiede “chiarimenti” e, attraverso la domanda, pronuncia le proprie verità consapevole che parola non possiede mai la potenza dell’universale e che l’altro da noi non può resistituirci una soluzioni che ci “salvi”, il secondo aspetto è la forma; come nota Alessandro Guardigli nella bella introduzione: “Si tratta di un genere sempre più raro, e a essere sinceri completamente negletto (dopo i fulgidi, irrangiungibili esempi del Decadentismo francese ottocentesco e del primo Novecento italiano).”
Mi sembrano elzeviri i bei brani di Lattuada; si trovano in un’ambientazione dai toni smorzati, nel luogo  delle parole dette di notte, pochi i maestri e poche le pretese.  E’ l’approccio dialettico alla verità  il grande potenzionale di “Cleopatra si uccide”, il significante “teso” che non si conlcude mai nella morte del significato.

da “Cleopatra si uccide”
Ogni Santo giorno

Discutevamo sull’essere per la morte perchè unica esperienza autentica, indicibile, immobile. Il dottore mi scrutava incuriosito in attesa di una risposta che tardava a venire. Su un piccolo tavolino di legno vi era un servizio da tè in argento degli anni sessanta. Buttai giù un piccolo sorso e posai la tazza. “I panni puliti distesi sopra un filo traballante, lavati dal peccato, di giorno girano fino alla corrosione del cotone. Essere per l’amore, fino al prossimo lavaggio. Secondo lei le lenzuola hanno memoria?” “Le lenzuola sono come i sentimenti, prodotti della società, fabbricate in serie e svendute all’ignaro sognatore. Ogni notte ci si addormenta come fosse la prima volta.” Guardai fuori dalla finestra. Era un pomeriggio di tarda estate e dal pian terreno provenivano le voci dei superstiti degli uffici. Le pale del ventilatore giravano lente e il taccuino degli appunti rimaneva chiuso sulla scrivania. Era un dottore diverso, lui parlava e io ascoltavo, un po’ come quando si parla allo specchio. Essere per la morte è come esssere per l’amore, un’esperienza autentica, indicibile, immobile. Morire centrifugati per poi essere confessati dalla brezza del mattino, in bilico sopra un filo con la vertigine di cadere e il sole dietro l’angolo, ogni santo giorno.

Redazione Lietocolle