(…) La persona ambigua si sottrae all’univocità delle relazioni fornendo un’impressione vaga di sé che solo può dare adito a ipotesi e a supposizioni. L’ambiguità definisce infatti non tanto caratteristiche stabili, quanto un modo di funzionare relazionale che garantisce a chi lo esercita il potere di tenere l’Altro (gli altri) nell’attesa delle sue determinazioni, nell’insicurezza sottesa dall’incertezza: ad una persona ambigua non si può dare fiducia ma, paradossalmente, non si può neppure toglierla. Come per le organizzazioni del falso sé, l’ambiguità traduce una complessa organizzazione difensiva in persone insicure che mascherano limiti e difetti o che vogliono apparire migliori di quello che sono. Sfruttando il fascino dell’indeterminazione, trasformano la loro inferiorità in dominio; come vampiri non restano né vivi né morti poiché la loro rinascita coinciderebbe con la morte della vittima di cui necessitano. Situazione sospesa e non evolutiva, l’ambiguità è un baluardo a lungo termine contro l’emergere di relazioni palesemente persecutorie.
Gli attori dell’ambiguità possono apparire o mostrarsi come reali e presenti, ma in effetti non lo sono mai del tutto. L’ambiguo non è mai in grado di realizzare una “comunione” di intenti e di progetti perché non è mai realmente in relazione con l’altro. Per natura, o sulla base di modalità di interazioni precoci, ha imparato a vivere chiuso in se stesso, a scindere interiorità ed esteriorità; ha perduto del tutto il senso di essere autentico. Solo gli affetti integri, infatti, consentono di sentirsi in relazione con qualcuno (o qualcosa); tuttavia pongono il soggetto in una situazione sottoposta al dolore della perdita e questo l’ambiguo non lo può tollerare. Ogni tipo di relazione ambigua elude la sofferenza: di fronte ad ogni separazione, l’ambiguo può avvertire rabbia, disappunto, un superficiale rimpianto, ma mai reale dolore o disperazione. Chi ha sviluppato modalità ambigue di rapporto è sempre pronto a fare a meno dell’altro, per quanto importante sia per lui, senza temere di frantumarsi.
Il partner della persona che porta dentro di sé modalità ambigue di relazione, si accorge sempre troppo tardi della non affidabilità dell’altro, e quindi va incontro a delle delusioni sorprendenti e inattese.
Può anche accadere che il partner “sano” tenti di ricomporre l’unicità del legame, di scusare e di giustificare le mancanze dell’altro, ma più spesso finisce con lo sviluppare a sua volta atteggiamenti di ambiguità nel legame, che mettono ulteriormente a repentaglio la sopravvivenza della relazione. Tuttavia il seme della distruzione è stato gettato nel rapporto, che si avvia ad una lenta degradazione. L’ambiguità distrugge l’integrità degli affetti e con essi delle relazioni; in definitiva fa disamorare (…).

foto: Carlo Tarsia-Light 2

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