dal sito rai letteratura

 

Acclamata scrittrice, umorista, poetessa, drammaturga e critica letteraria, Dorothy Parker (Long Branch, 22 agosto 1893 – New York, 7 giugno 1967) è stata per molti versi il clown triste della letteratura americana.  Sopravissuta ad un’infanzia infelice e a tre matrimoni travagliati (due dei quali con lo stesso uomo, lo scrittore Alan Campbell, che morirà di overdose quattro anni prima di lei), lei stessa tentò diverse volte il suicidio e finì nella lista nera dell’FBI con un dossier di oltre mille pagine (le sue idee apertamente socialiste erano ben note:  nel 1922 appoggia la protesta contro la pena di morte decisa per Sacco e Vanzetti e nel 1937 si reca nella Spagna della Guerra Civile per appoggiare le azioni Lealiste).

Fu fin da subito  l’eccentrica animatrice dell’ambiente giornalistico, letterario e teatrale che, a cominciare dagli anni Venti,  faceva capo al ristorante dell’hotel Algonquin a Manhattan, il celebre “circolo vizioso”, costituito da un gruppo di noti scrittori, giornalisti e critici, come George S. Kaufman, Alexander Woollcott, Edna Ferber e Robert Sherwood.

Loquace ed eccentrica, affinò uno stile elegante e arguto. Nelle sue poesie e nei suoi racconti trasparivano soventemente la sua profonda malinconia e il suo senso di auto-distruzione, da lei filtrati però con impeccabile stile e squisito cinismo.

In questa rara registrazione del 1926, una Dorothy Parker poco più che trentenne legge i versi di Iscrizione per il soffitto della camera da letto, poesia (poi pubblicata nella raccolta del 1936 Not so Deep as a Well) che inneggia all’incrollabile conforto del letto, il nostro rifugio più affidabile e sicuro.

Inscription For The Ceiling Of A Bedroom

Daily dawns another day;
I must up, to make my way.
Though I dress and drink and eat,
Move my fingers and my feet,
Learn a little, here and there,
Weep and laugh and sweat and swear,
Hear a song, or watch a stage,
Leave some words upon a page,
Claim a foe, or hail a friend —
Bed awaits me at the end.

Though I go in pride and strength,
I’ll come back to bed at length.
Though I walk in blinded woe,
Back to bed I’m bound to go.
High my heart, or bowed my head,
All my days but lead to bed.
Up, and out, and on; and then
Ever back to bed again,
Summer, Winter, Spring, and Fall —
I’m a fool to rise at all!

Iscrizione per il soffitto della camera da letto  

Ogni giorno rinasce dal mattino;
devo alzarmi, riprendere il cammino.
Ma per quanto io mi vesta e mangi e beva,
e muova dita e piedi e apprenda una lezione,
un po’ qua e un po’ là, pianga o sorrida,
e frema o imprechi o ascolti una canzone,
vada a teatro oppure in casi rari
lasci scritte su un foglio due parole,
mi procuri un nemico o saluti un amico –
mi aspetta ancora il letto in conclusione.

Ch’io vada a testa alta, con portamento eretto,
dovrò comunque ritornare a letto.
Se cammino accecata dalla pena,
sarà di nuovo poi la stessa scena.
Col cuore in alto, o con la testa china,
ogni mio giorno a letto poi declina.
Su e giù, dentro e fuori e via così,
dovrò poi sempre ritornare lì.
Inverno, autunno, primavera, estate –
Alzarsi è la più assurda di tutte le trovate!

Ascolta dalla voce dell’autrice qui