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Gabriella Baracchi, 78 anni, è stata insegnante di lettere per 30 anni. Il suo testo, definito dal critico letterario Carlo Bo «un piccolo capolavoro», racconta la storia dell’infanzia-adolescenza dell’autrice, rimasta orfana di madre a sette anni.
Una vita vissuta fra ospizi e istituti di Provvidenza, retti da suore, ora tenere, ora spietate. Finita la guerra, la bimba Gabriella andrà a vivere col padre, ma sempre in situazione di estrema povertà e degrado morale, accampati alla “meno peggio”, in luoghi d’avventura.
La scrittrice narra con estrema lucidità, per esorcizzare il suo passato crudele o per riviverlo col lettore onde trarvi un senso.
Resta, però un’opera triste, che si legge dall’inizio alla fine sperando di trovare uno spiraglio di luce che non arriva.