La rabbia sottile di Sara Argentiero cammina scalza, con trepidazione, alla ricerca di “un senso” tra “i sensi” nascosti nelle crepe di marciapiedi ubriachi e strade rabbuiate. Le uniche compagne sono illusorie ombre che danzano come Baccanti sotto il Sole dell’ amore che tiene stretto tra le mani.

Eppure la luce c’è e con pazienza placa tutti i mutevoli tormenti, tutte le severe vertigini, tutti i linciaggi del vivere. (D.R.)

 

“Corrodo la strada rigida / e senza movimento / sembra un quadro dipinto male / […]” (S.A.)

 

D.R. “Lasciando andare le mani” vai alla ricerca di desideri annichiliti da un’instabile quiete resa tale dal gioco atavico delle ombre. Eppure il gioco inizia e finisce sempre su una strada. Come e dove inizia il viaggio tuo e di Felicia?

S.A. È il bisogno incessante di risposte che porta al viaggio. O al bisogno di esso. Io e Felicia viaggiavamo in sincrono, ma su binari opposti. L’una lasciava fluire la vita, l’altra la lasciava morire. Ci siamo incontrate a metà, quando il dubbio e la paura ci hanno travolte entrambe. Quando era impossibile evitare il bivio. Quando era ora di lanciarsi, e di lasciarsi andare – poi – a una scelta.

 

D.R. Le immagini surreali, cui spesso ti appigli, terminano su un binario morto trovando “ […] teschi e ossa tra fame e menzogna”- È, a tuo avviso, il luogo di un ritorno ciclico o l’inizio di una fuga liberatoria?

S.A. Non esistono cicli che restano interrotti. Nel ciclo avvengono colpi di scena, cambi di rotta, capovolgimenti. E alla fine di ogni ciclo c’è – e c’è sempre – il ritorno al proprio mondo ordinario. Noi restiamo gli stessi. È la coscienza che è cambiata, il punto di vista, la reazione.

 

D.R. Abbandoni, smarrimenti e tormenti mutevoli si perdono costantemente nella notte, unico momento di ristoro. A margine si intravede il poeta che “promette le stelle” e la luce del giorno visibile “ oltre i confini della […] mente”. Esiste per il poeta una luce reale e certa, in altri termini un’uscita di sicurezza?

S.A. L’unica uscita di sicurezza del poeta è riuscire a raccontare la storia. Riuscire a farlo nel modo più sottile, impercettibile e incisivo possibile. L’unica uscita di sicurezza è sentire di aver tentato la propria perfezione, e di averla in qualche modo trovata.

 

D.R. In questi molteplici “te”, che si avvicendano come icone materiche, gli “schizzi” di pazzia che vengono fuori fanno oscillare i versi, senza tregua, tra il “il tutto” e “il nulla”. Come raggiungi l’equilibrio nel corpo dei tuoi testi?

S.A. Non pensando di mettere le cose in equilibrio. La scrittura deve fluttuare leggera, senza ostacoli. Deve librare e librare incessantemente. Per questo scrivo sempre ascoltando la stessa musica, ogni testo è nato sulle stesse note, e vibrazioni. È nato sulle stesse pause. È come se anche la penna diventasse strumento musicale. E deve tenere il tempo, essere perfettamente accordata a tutto il resto. Solo dopo l’atto creativo si può pensare all’equilibrio, al dettaglio. E bisogna diventare lucidi, cinici, severi per riuscire a guardare con distanza emotiva l’anatomia del testo.

 

D.R. Nella “vedovanza” di un’assenza sofferta si può, a tuo avviso, generare una nuova essenza cannibale che “penetra la carne e la divora” e “che penetra me che muoio di te con te”?

S.A. L’amore genera mostri, a volte. E l’amore malato – come malato era quello incestuoso di Felicia con il padre – non poteva che generare questa sorta di essenza cannibale che però Felicia ha ritorto solo su se stessa.

 

D.R. L’immobilismo che ti àncora a terra nella sabbia mobile di una “culla inferocita” può cedere al tradimento di un volo, anzi del “volo”?

S.A. Se la morte può essere considerata un tradimento del volo, allora si. Non si può rimanere a lungo nell’immobilismo e continuare a sentire intatto il corpo. Perché le ossa cedono, il sangue rallenta. La vita è dolcissima e terribile, e non ci può essere sempre un lieto fine.

 

D.R. Quando “ci sarà un assassinio” in cui troveremo il corpo sotto “lenzuola distese”? Di chi sarà la “resa”?

S.A. È nell’odio che si crea il desiderio di uccidere l’altro, perché è nell’odio che ci si riesce a liberare dal senso di colpa. E la resa è solo della natura che ha generato due mostri che non avrebbero mai dovuto incontrarsi.

 

D.R. Come puoi liberarti della nuvola che ti strangola “tra la fiamma del sogno infranto e l’ardore del sogno inventato”?

S.A. Se mi liberassi da quella nuvola potrei anche smettere di scrivere perché è in quello spazio, preciso e sofisticato, che si genera il senso delle mie storie. Io racconto il dramma, l’elaborazione del dolore, la scelta. E il dramma nasce sempre tra la fiamma del sogno infranto – che è il trauma – e l’ardore del sogno che è il desiderio incessante di ritrovare la strada. Inventato, appunto. Perché sarà solo alla fine, alla fine del ciclo, nel ritorno al mondo ordinario con la coscienza rinnovata che si giungerà a un compimento. A un qualsiasi compimento. Ma solo lì. E solo in quel momento.

 

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IL CURATORE

Dimitri Ruggeri è un performer e poeta orientato sperimentalmente alla “poesia di reportage” (V. Esposito) di cui può essere considerato il pioniere (B. De Feis – Oubliette Magazine). Consegue la Maturità presso il Liceo G.B. Benedetti di Venezia come allievo della Scuola Navale Militare F. Morosini e la Laurea presso l’Univ. degli Studi La Sapienza di Roma. Si sono occupati dei suoi lavori, Alessandro Fo, Lello Voce, Claudio Pozzani, Vittoriano Esposito, Giovanna Mulas, Marco Pavoni, Bruna Capuzza, Cinzia TH Torrini, Simone Gambacorta, Scuola Holden di Torino e molti altri.

È autore delle pubblicazioni di poesia Parole di grano (2007), Status d’amore (2010), Carnem Levare, il Cammino (2008), Il Marinaio di Saigon (2014), Soda caustica (2015) e del racconto e reportage Chiodi e Getsemani, versus Gerusalemme (2010). Tra i principali riconoscimenti si segnalano: Vincitore con Il Marinaio di Saigon – Premio della critica Festival  Internazionale poesia di Genova (2014) Vincitore Poetry Slam #pescaraleggeperchè –Giornata mondiale del libro (2015), Finalista Premio Letterario Internazionale Jacques Prévert (2011), Premio Speciale Premio Europeo di Poesia Oscar Wilde (2008), Menzione Speciale Premio Nazionale di Poesia Mario Gori (2007), Finalista Premio internazionale di poesia Mons Aureus (2008), Finalista Concorso Poesia in cammino Accademia d’Abruzzo (2008), Selezionato Concorso RAI (Futura) Miss Poesia (2006). Maggiori informazioni su www.dimitriruggeri.com