Mi verso da bere per celebrare la mia morte.
E nel fondo del bicchiere, triste
festeggiamento della fine di un libro, c’è un fragile mormorio di istanti condivisi.

Fantasmi di presenze in questo lungo momento
in cui si brinda, e una nostalgia
trasparente che si scontra con il vetro. È l’eco
della morte che mendica la memoria.

Sempre si scioglie l’ultima poesia. E il sole
ci porta un riflesso dell’immagine
del sogno. Poi, le voci del silenzio
quando la notte rimane.

Stordita di nulla la lacrima s’appoggia
agli spettri. Scivola per la sua paura
dove nessuno esiste e le maschere hanno
palpebre di fuga ribelle.

Torneremo a calpestare la trappola. E di nuovo la nave coprirà l’asfissia del tempo.
Un’altra volta romperemo il bicchiere contro il muro
e sarà il segno per iniziare
il verso, scritto nel viale dell’oscuro disinganno.

foto: Elvio Bartoli-Lacrime

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