Dalla sua calda stanza dominava la baia
attraverso i fusti delle palme lucenti.
Là, nell’ardore del sole, desiderava giacere,
la testa bruna sul guanciale delle braccia.
Tenue e immobile da non pensare
sentire e nemmeno sognare.

Il barbaglio del mare scolava sbandato
sotto il cielo e il ragno del sole,
spinto da una stizzita fame,
risaliva la cupola a filare e filare.
Anche ad occhi chiusi ella lo scorgeva,
e come mosche prigioniere i fragili natanti.

All’ora morta nessuno passa
laggiù nella strada polverosa.
Un profumo stremato di mimosa
langue nell’aria, ma dolce – così dolce.

foto: Monica Argiolas-London gin

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