tommaso-landolfi-290x290Sempre lo sforzo letterario di T. Landolfi si articola intorno alla costruzione attenta, maniacale e stramba di macchinette letterarie che possano suscitare nel paziente lettore, innanzitutto, lo stupore il raccapriccio o, operando leggere modifiche, trappole ontologiche per catturare il caso e mutarlo in evento prevedibile. E’ sempre un sistema di regole trafilato su piani variabili, quanto la semantica ne può immaginare (ecco com’é che la sua preferenza va al racconto breve); alla fine del suo complesso manipolare con le parole (la sua passione tenera e terribile) il suo piacere fisico (innanzitutto) è quello eliminando la casualità di ritrovarselo nella moltiplicazione dei segni-sistemi. Letteratura e gioco, dunque, sono facce della stessa medaglia, management sublime e autoironico che immilla la letteratura e conduce la vita sempre al suo limite, a misurare il tempo che c’è tra follia e ragione, l’indicibile e il narrabile. Il compito del giocatore-scrittore (la differenza a questo punto è solo di genere, meglio: “delle due l’una”), di colui che vuole abolire l’evento casuale è realizzare il congegno perfetto, di costruire un sistema che sappia anticipare il futuro e dunque mutarlo in evento previsto: gioco e letteratura si fanno, dunque, ontologia (tempo unico)… continua in pdf