Padre, questo viso sepolto,
la tua immagine piegata alla morte
dentro il bianco letto non illude più nulla.
Ho chiuso la porta dietro noi
e come ritagliati dal profondo,
fermi al centro della stanza i nostri cuori.
Uno morto, uno vivo.

Ora tu pensi che io non ti veda,
ma io so in questo momento,
mentre ti stai togliendo l’abito di dosso
come un bagaglio di viaggio finito,
di già mi vengono i ricordi.
La misera infanzia e la semplice vita
che le tue umili parole non chiedevano oltre,
se solo ti avessi incontrato di più e baciato.

Ma è tardi in questa morte
e benché aliti in me il desiderio di seguirti,
anch’io ti consegno
e in paziente pianto rimango.
Nel resto del tempo, nei fitti pensieri,
ritornami padre in silenzio.

foto: Lino Frongia-Ribellione nucleare

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