Voglio morire, sedere e morire seduta,
come la Lena che pregava e ad occhi chiusi moriva.
Ho da tempo il cuore malato,
si stanno cibando gli orridi pensieri del corpo intero.
Ferisce la malattia che non va detta,
che non è chiesta perché non sarà capita.
Solitudine dei giorni che passano come pause alle notti.
E di fronte ho le genti e i doni
di chi, in visita, così tanto viene a Ciaminades.

Ma voi chiamatemi solo con un gesto di mano,
non pronunciate il mio nome.
Non cercate la donna, la moglie, l’essere umano.
Io sono amante e chimera,
muso di capra e coda di serpente,
grido di scherno e condanna,
musa dell’arte, bocca di bronzo.
Non chiedete i miei versi, non la poesia, siate inerti.
Nei tanti quaderni io non sono parola,
sono il delirio di essa, null’altro! Tacete.

foto: Lino Frongia-Suonosospensione

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