Lascia ch’io ti ricordi
se ritarda l’inverno,
se ancora mi rimordi,
se mi tiene il tuo inferno.

Trascorre il fuoco crudo
della luna sul grano.
Nel folto, ascoso e nudo,
il tuo riso arde piano.

Lascia ancora la voce
tua chiamarmi: io ti sento.
O mi porgi un’atroce
speranza il tuo silenzio.

Calda nei tuoi capelli
come un mite tesoro,
tu respiri coi cieli,
dormi serena in loro.

Lascia che nel profilo
che ti chiude io colga
la cifra che risolva
in un canto il mio grido.

Ma tu calma fermenti
pigra e opaca dal cuore.
Sei muta come un fiore.
Non odi, non rammenti.

foto: Pino Leone-Charo Galura 2

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