… altro argomento che dovrebbe raccomandare Rosa Rosse Rosa all’attenzione di un lettore anche nient’affatto disposto ad essere “cortese” è la ricchezza dei suoi argomenti: che riflettono da un lato una formazione culturale rigorosa e assimila, nutrita di apporti classici (Le vergini di Mileto è, lungo tale ascendenza, un bel caso di riuscita assimilazione e riappropriazione) e di militanza ideale e, dall’altro, un’esperienza esistenziale assunta, accettata e vissuta con uno stato d’animo che direi (se l’espressione mi sarà consensita) di feroce dedizione.
Per mordere (come suol dirsi) il “reale” non si può non essere “morsi”. Fin troppo lo sappiamo. Fin troppo lo sa l’Autrice di queste poesie così “vere”.

( dalla nota introduttiva di Giovanni Giudici)

Quello che esattamente vorrebbero
non lo troveranno mai.
Uno che in tutto corrisponda.
Ma un esemplare simile
che si impigli in qualche rete, non basta?
Che lasci impronte e piume
– indizi di vaga somiglianza- nel fiume
Eccolo che sbatte le ali, che dalla pece
imbrattato si divincola, e stride.
Ne chiama altri. A beccate,
furioso, si ferisce – sanguina.
I cacciatori dietro gli alberi, appostati
tra le dune, aspettano che si finisca da solo.
hanno la pazienza di non muovere un dito.

La porta

Chi entra non la guarda nemmeno
preso com’è a ripassarsi la futura scena.
Lei non prepara niente, non assomiglia
a chi nasconde; è come tante, appena scura,
tarda ad aprirsi.
Ma chi evade ne osserva col peso la resistenza.
Sente che le premono addosso i folletti
domestici, gli oggetti prigionieri.
Senza la porta, la casa sarebbe
già scappata da sé stessa, sparsa
nelle strade, dietro il visitatore incauto.
E’ un bene che sia così pronta a richiudersi,
fedele come una serva, in silenzio come una morta.