Non ci sono tesori, dicono i pellegrini che ritornano.
Se ne stanno lì, sul ciglio delle strade, sulle sponde di mari e fiumi, senza dormire e senza poter toccare l’acqua, maleodoranti e allucinati, a indicare impauriti l’orizzonte.
Non ci sono tesori, dicono e chiudono gli occhi, e spezzano i bastoni, e si gettano a terra e non aspettano.
Non implorano più, non supplicano più.
Il cielo non risponde e non c’è speranza nei sogni.
È una menzogna la storia dei galeoni sommersi.
Non esistono i forzieri sepolti sul fondo degli oceani, con tutto l’oro delle antiche corti, coi rubini, gli
smeraldi e le corone degli imperi scomparsi.
Non c’è mai stato un simile sfavillio in mezzo ai pesci, ripetono, deliranti, i pellegrini che tornano.
Ignori perché si sono stancati, chi li ha dissuasi, quale
demone dell’impazienza ha spento tra le alghe la luce
dell’oro e delle pietre preziose.
Tu ti fermi un istante.
Non ci sono tesori, gridano disperati.
Non voltare la testa. Non li vedere con gli occhi vuoti. Non li sentire. La strada è lunga,
e non c’è tempo da perdere.

foto: Alla fine del Camino de Santiago, 2010

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