Pausa e dolore dalle caviglie al cielo
vogliono luce all’indietro
l’inondato di sole nella stanza svanita
d’arrocco – un punto d’appoggio qualunque
e sollevano il mondo.
La voglia di ricominciare
a chiedere quanto dura il dolore:
– correvo sull’erba luisa, cercando
dove finiva la pioggia
nelle mani due pietre a segnare la notte
quando resta fuori dal giorno –
all’ora esatta torna a casa la maternità
le trine negli occhi. Il Malte di Rilke
Maman (un credito di fiducia
la billy cook, i finimenti in cordura
i ferri che tagliavano il gelo al granito).
Niente si dichiara pronto a mostrarsi
quando giro in orario le dita sul bordo di rame
il suono nascosto arriva dalla finestra
aperta, come se piovesse da molto lontano,
di qualcuno l’odore che si avvicina
e mi parla. Di mia madre sono inzuppata,
del suo ballo di viola de fado, dalla montagna,
quando cantava la melodia del destino.

foto: Adam Holweg-Shadows

[button link=”http://www.lietocolle.com/cms/?page_id=4631″ color=”orange” size=”small” target=”_self” animation_type=”0″ animation_direction=”down” animation_speed=””]ARCHIVIO[/button]