Una femmina snella e flessuosa, fuoco insinuante negli occhi misteriosi, la bocca crudele e le narici frementi di voluttà: così Felix Salten descrive Giuditta I.
Sulla cornice di rame sbalzata, opera del fratello Georg, è impresso il suo nome accanto a quello di Oloferne: Giuditta infatti è la biblica eroina che sedusse e decapitò Oloferne per salvare Betulia, la sua città; per questo assurse a simbolo di virtù femminile, ma anche del debole che ha ragione del forte e divenne motivo ricorrente nella cultura figurativa occidentale: lo stesso Klimt ne produrrà due versioni.
Dai vaghi accenni d’inquietudine di opere come Signora con collo di pelliccia e dalle atmosfere ancora un po’ sopite di Signora davanti al camino, nei dipinti di Klimt cresce rapidissima la volontà di scandagliare la psicologia di una femminilità decisamente moderna: intenso e magnetico è il Ritratto frontale di signora, quasi patologici appaiono i tratti di Testa di ragazza fino a toccare l’apice in questo dipinto.
La modella è forse Adele Bloch-Bauer, che appare trasfigurata rispetto al più tardo ritratto: la passione trasforma i tratti delicati di colei che fu anche amante del pittore.
Saette di luce accendono lo sguardo di Giuditta, versione desacralizzata e mondana di Pallade Atena, della quale conserva sulle spalle scaglie metalliche e dorate, che preannunciano lo “stile aureo” e fanno emergere con maggiore evidenza l’opalescente pallore delle sue carni.
Gli alberi, il paesaggio stilizzato alle sue spalle e l’ornamento a palmette o rosette derivano probabilmente dalla conoscenza dei motivi decorativi micenei e della necropoli del Dipylon, mediata dalle illustrazioni riportate da Alois Riegl in Questioni di stile del 1893.
La donna è simile a una sirena che magnetizza lo sguardo dello spettatore proprio con la sua bellezza e ambiguità: se da una parte è la vendicatrice trionfante che mostra la testa decapitata dell’uomo, dall’altra Giuditta stessa appare come decapitata dall’effetto del prezioso ornamento che porta al collo, il quale torna in maniera piuttosto simile nel ritratto di Rose von Rosthorn-Friedmann e di Adele, ma anche nella Sacerdotessa di Medicina, simbolo di una femminilità che rivolge lo spirito distruttore anche contro di sé. Naturalmente Giuditta scioccò la “benpensante” Vienna; nonostante ciò, Hodler, artista e uomo dallo spirito libero, decise di acquistarla quasi immediatamente.

foto: Gustav Klimt-Giuditta I

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