Le sfumature fra le nostre esistenze sono così simili
che domandiamo tutti la stessa cosa a voce alta
e poi silenzio.

Non si sente niente in questi silenzi taciuti
e preoccupati a ripetere la domanda
ci dimentichiamo della risposta
credendo che non siano profumati i fiori
che cercano farfalle.
Non esistono fiori sbagliati.
Che la domanda sia importante
dipende dalla dimensione della necessità
non da quella della risposta,
e la risposta risponderà alla necessità, non alla domanda.
Di tutto il cielo io vedo solo una parte,
conto il tempo in notte e giorni, li differenzio per un cambio di tono,
e il cielo che c’è dietro non è nemmeno blu.
A che servirebbe il fiore se la luce che mostra i suoi colori
non contraesse le pupille?
Non esistono fiori sbagliati perché la loro coscienza
non gli permette risposte più grandi della loro vita;
e non domandano
ma non per questo finiscono i fiori.

Se per la verità che c’è dietro smettessi di vedere i volti,
saprei d’anime, ma non avrei amici.
La verità senza aver avuto domande, sarebbero
degli occhi inutili,
una speranza che, curiosa del senso dell’attesa,
mi avrebbe fatto perdere il tempo,
sarebbe l’acquolina del giallo senza essere mai passati
per la frutta.
Essere, prima di arrivarci, là dove mi dirigo
mi toglierebbe il gusto della vita
e mi lascerebbe senza la parte certa della verità.

Verità, non sei per davvero,
che mi importa che tu non sia equivalente,
se le mie strade sono scuole della tua intenzione,
vederle solo come ornamenti
mi allontanerebbe da te una vita in più.
Dove potrei afferrarmi quando l’immaginazione non potesse rispondere
alle necessità della mia vita umana?
Vedrei alla stessa distanza vetrine e cani
e sprofonderei se sentissi che peso più del cartone.
Che sarei io, se non il dramma di una pazzia
dentro un corpo in uno spazio senza terra né tetto!
Non ti posso sapere, perché non ti debbo sapere.
Si cercheranno risposte intoccabili perché ti si avvicinino;
è una conclusione umana e invece
tutto ciò che è umano ci sembra poco.

Sarebbe strano, Verità,
che non ci fossero necessari meccanismi di difesa propri,
che si fosse tenuto conto delle paure di tutti
tranne che delle nostre;
sarebbe strano un pesce morto fuori dall’acqua con le branchie nuove:
per un pesce sarebbe strano.
Dal cielo la prospettiva di sé è quella di un pesce secco,
un pesce con branchie, senza acqua;
un uomo con speranza che crede di vedere colmate
le domande
che invece gli fanno ancora paura.

foto: Eliran Perez-The naked truth

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