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Nata nel 1913 a Narva, una città estone vicino al confine con la Russia, Kersti Merilaas esordì nel 1938 con la raccolta di poesia Maanteetuuled ( I venti della grande strada) dove si rivelò immediatamente il suo talento poetico. Seguirono altre raccolte di poesie importanti: Rannapääsuke (La rondine riparia) nel 1963; Kevadised koplid (I pascoli primaverili) nel 1966; Kuukressid (I fiori di lunaria); nel 1969 e, infine, Antud ja Võetud (Dato e Preso) nel 1981.
Kersti Nerilaas fu anche molto attiva nel campo della critica letteraria e della traduzione.
Tra gli autori tradotti da lei in estone ricordiamo: Johann Wolfgang Goethe, Georg Christoph Lichtenberg, Günter Eich, Bertolt Brecht, Georg Maurer. Morì all’età di 73 anni a Tallin nel 1986.
Ora, l’editore LietoColle ha pubblicato, con l’ottima traduzione di Mailis Põld, Fidati dei tuoi occhi – Poesie scelte (1956 -1979).
È un libro sicuramente da leggere perché la Merlaas ha la capacità di dipingere sulla pagina ciò che guarda ed accoglie dentro di sé …

«Vedi, sul crinale dell’altura/ contro il fulmine della primavera in fermento/ tre fragili betulle in verde oro -/ tre ragazze sulla porta della sala da ballo./ E sopra le betulle, l’alto/ arcobaleno iridescente; una parte/ sta bevendo dal lago e l’altra dal fiume./ Una cosa bella, no? Ehi, ragazzo,/ afferralo,/tiralo giù,/ annodalo!/ Prima che sparisca.» (Un ragazzo e l’arcobaleno)
Questa estrema facilità nel portane sulla pagina in poesia tutto ciò che lo sguardo riesce a cogliere in certi momenti magici rendono il suo fare poetico originale e coinvolgente …
«Trovai tra la segala un fiore,/ un tardivo bocciolo,/ ultimo balocco dell’estate/ di un azzurro profondo.// La calda polvere del grano/ cadeva sulle guance,/ mi colpì il tuo sguardo/ serio, triste.// Sullo stretto sentiero/ reclinati gli steli,/ la semplice premura per il pane/ ecco il racconto di un fiordaliso.// Vorrei cantare grazie /al grigio suolo,/ premere le mie labbra/ su una mano d’oro.» (Fiordaliso)

Ha ragione Mailis Põld quando scrive nella nota introduttiva che con Kersti Merilaas «forse si è chiuso un modo di poetare, di intendere la poesia come un atto assoluto di fiducia totale, senza dover mai ricorrere ai nascondimenti, ai giochi manieristici o ad accenti troppo intellettualizzanti».